Giampaolo Lo Conte: BitCoin glass half full, the confidence of American investors grows slowly

The Italian entrepreneur commented on a recent study by the World Economic Forum concerning the relationship between Americans and investments in cryptocurrencies. Only a “small slice” of the population with stars and stripes has made investments of this kind. 41% of people would invest elsewhere.

The World Economic Forum or World Economic Forum is a foundation that periodically discusses the most urgent issues in the fields of economy, health and the environment. The Forum is held annually in the ski resort of Davos in Switzerland and allows prominent members of the international economy to meet with politicians, journalists and industry entrepreneurs. Since 1971, the World Economic Forum has celebrated several studies on the management of European and global industrial processes. This summer, in August, the Forum published the results of a research on the confidence rate of Americans towards investments in cryptocurrencies. The research was carried out by analyzing the “BitCoin” phenomenon which in the last 2 years has attracted numerous investments from traditional currencies, reaching very high values: in December 2017 1 Bitcoin was worth around 20,000 Dollars. Investing in BitCoin has allowed many people this year to earn revenues in the short term.

The diffusion of digital coins has been cleared by the new “blockchain” technologies and by the spread of a growing trust on the part of the people who “extract” Bitcoin and invest in its growth. The “blockchain”, which literally means “chain of blocks”, is a new concept of encrypted Internet: it is a process in which users share information resources in a decentralized, transparent, secure and immutable way. The “blockchain” and the new “trust” method of cryptocurrencies have entered universities, the mass media, and everyday languages. There are numerous offline and online businesses that accept payments in digital currencies. Despite this, as reported in the study published in August by the World Economic Forum, only a “small slice” of Americans (more precisely 8%) has invested with confidence and constancy on a digital currency; 41% stated that they would never make an investment of this kind and the remaining part said it was uncertain and suspicious of the true value of cryptocurrencies. The numbers of these researches have also found that the figure of 100,000.00 Dollars would be the ideal gain desired by those who made an investment in Bitcoin. We invite you to click here to learn more about the results of this research that has already collected several comments from experts and enthusiasts of cryptocurrencies

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We met Giampaolo Lo Conte, trader and successful entrepreneur who in recent years had intervened on the interim World Economic Forum, whose program of the next event is written in full on the official WEF website. We asked him about the Economic Forums that dealt with the issues related to the “blockchain” technologies and the cryptocurrency financial markets. “Virtually all the Economic Forums in the world have dealt with these new topics in one way or another,” Lo Conte said, “not only from the economic but also from the social and environmental point of view. For example, in recent months in Europe the focus has been on eco-mining and some states have promoted initiatives to invest in renewable energy for this type of activity “. Explain it better. “In the world there is a finite number of cryptograms that are processed on this Internet of transactions that we also call” block chain “. These processes consume electrical energy which is calculated as equal to 1% of the electricity consumed for domestic use in a European country. The initiatives in favor of eco-mining are used to reduce the consumption of electricity and to stabilize the use of “blockchain” and extraction technologies (“mining”) of the cryptomonete. ”

As reported by the WEF study Only 41% of Americans would invest in Bitcoin or other cryptomonete. What do you think Giampaolo Lo Conte also in the light of his experiences in other economic forums? “I think the distrust trend is normal and that this percentage can be seen as a half-full glass, considering that only 2 years ago confidence was less than 1%. My impression is that awareness and use of cryptocurrencies increase, even if not everyone will feel secure in making an economic investment in them “.

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Malta centro europeo per le criptovalute

L’attenzione per il mondo della finanza virtuale è sempre maggiore, basti pensare che si contano già ben 1500 criptovalute sul mercato e molte altre non tarderanno ad arrivare. Un interesse sempre costante con tecnologie e strutture sempre più avanzate fanno di termini come “bitcoin”, “blockchain” e “moneta virtuale”, satelliti di un universo ancora tutto da scoprire. In questi ultimi mesi ad esempio, si sta intensificando il ruolo di una piccola nazione come attrice principale nel settore delle criptovalute: Malta.

Non solo la lavorazione di nuove normative giuridiche a tutela degli utenti, ma anche il trasferimento di importanti colossi delle criptovalute stanno facendo di Malta una nazione interessante per gli operatori di settore, trasformandola in un centro nevralgico per le operazioni legate alle criptovalute. Se nel resto del mondo dunque, le monete virtuali continuano a destare solo preoccupazione per la loro scarsa “governabilità”, la giurisdizione maltese sembra rapportarsi in modo più che amichevole, “costringendo” i supereroi del crypto a strizzare l’occhio alla piccola isola.

Perché Malta?

Tutto quanto non è possibile “tracciare” o rendere “governabile” per un Paese può diventare una minaccia. Per natura, il sistema delle criptovalute favorisce uno scambio di denaro volatile e crittografato che rende anonime le transazioni tagliando completamente fuori le Autorità di controllo tradizionali: questo anima un sentimento di diffida nei confronti dell’intero settore creando spesso ostilità e quell’ostruzionismo che impedisce agli operatori di studiare ed implementare nuove soluzioni. E’ in questo contesto che si inserisce Malta, sempre più impegnata nella struttura di nuove regole che riguardano broker, gestori patrimoniali, trader ed utenti finali al fine di redigere la più grande e completa normativa in materia di monete virtuali.

Come ammesso dal governo maltese, il quadro proposto riuscirà ad offrire certezza giuridica in uno spazio al momento non regolamentato. Altro valore aggiunto che convince i grandi colossi del settore a scegliere Malta è la politica fiscale nazionale che consente alle società internazionali nell’isola di pagare un’aliquota del 5%.

“Le criptovalute il futuro del denaro”

E’ questo il pensiero di Joseph Muscat, il primo ministro maltese che sta gettando le basi dell’economia del futuro. Il ministro è convinto che lo sviluppo delle criptovalute possa garantire anche un rinnovamento ed esplosione del mercato del lavoro: è recente la notizia che vede Binance, il più grande exchange di criptovalute al mondo per valore commerciale, trasferirsi da Hong Kong a Malta assicurando l’assunzione di oltre 200 persone locali.  Così come Tron, la compagnia di blockchain statunitense di Justin Sun, sempre più convinta a trasferire a Malta il quartier generale dell’azienda. Per tutelarsi maggiormente e dimostrare l’interesse trasparente nei confronti dei bitcoins&brothers, Malta sta cercando di studiare proprio  il business della blockchain, entrando a gamba tesa in concorrenza, ad esempio, con la Svizzera.

A parlare di matrimonio tra monete virtuali e Malta è intervenuto anche Giampaolo Lo Conte, noto imprenditore italiano e broker internazionale di successo che, sul futuro del denaro, la pensa esattamente come il primo ministro maltese Joseph Muscat. Abbiamo incontrato Giampaolo Lo Conte in occasione di uno dei tanti seminari di settore e abbiamo colto l’occasione per rivolgergli qualche domanda che vi condividiamo di seguito.

D. Giampaolo, a Malta è iniziata una nuova epoca finanziaria?

R. Già, pensavo ci sarebbe voluto più tempo per vedere le criptovalute decollare in alcune parti del mondo, ma evidentemente mi sbagliavo. L’interesse è sempre più grande ed iniziano a crearsi situazioni davvero degne di attenzioneViaggiando molto ho visitato numerosi centri nevralgici dell’economia digitale e posso confermarvi che Malta è al passo coi tempi, soprattutto in materia di criptovalute.

D. In questi termini, Malta è una sorpresa?

R. “Non proprio. Scoprire che c’è qualcuno che crede nello sviluppo di questa via economica innovativa è comunque davvero stupefacente. Sono fiducioso sul fatto che molti Paesi europei prenderanno seriamente in considerazione la questione criptovaluta per le proprie economie”

D. Cosa ti affascina delle criptovalute?

R. “Al momento insieme ad una rete di collaboratori stiamo studiando le nuove frontiere della tecnologia blockchain con cifratura peer-to-peer emessa a codici crittografici. Rientra nelle discipline della sicurezza informatica senza la quale sarebbe difficile operare serenamente nelle transazioni in moneta digitale”