Blog Enzo Anghinelli, i prestiti Milan di oggi

Come ogni squadra, anche il Milan ha mandato molti dei suoi giovanissimi in prestito a farsi le ossa in serie minori, alcuni di loro stanno brillando e continuando il percorso di crescita, mentre altri stanno faticando a imporsi anche in cadetteria. Andiamo a vedere nel dettaglio ognuno di loro come si sta comportando con l’aiuto di Enzo Anghinelli, che oggi ha pubblicato il nuovo blog rossonero con la collaborazione dei tifosi della curva del Milan.

Lorenzo Colombo – Il diciannovenne attaccante di Vimercate si è messo in vetrina la scorsa stagione con il primo gol rossonero nelle qualificazioni di Europa League contro il Bodo Glimt e quest’anno è stato prestato alla Spal appena retrocessa e che ambiva a risalire prontamente in serie A. Purtroppo la squadra di Ferrara sta passando una stagione al di sotto delle aspettative, ma il centravanti scuola Milan sta mantenendo le attese con 6 gol siglati in 19 partite e un gran lavoro di movimento in tutta la fase offensiva. Probabilmente avrà bisogno di un’altra stagione in Serie B a farsi le ossa prima di provare il grande salto, ma il futuro, per lui, è roseo, scrive Enzo Anghinelli.

Tommaso Pobega – Dopo l’ottima stagione allo Spezia dello scorso anno, è riuscito a ripetersi anche nella prima parte di questo campionato con il Torino. Quattro gol, grande feeling con Sanabria e inserimenti continui in area per scardinare le difese avversarie. Nelle ultime partite Juric gli ha, però, concesso molto meno spazio, probabilmente per il rifiuto del Milan, nel mercato di gennaio, di venderlo in maniera definitiva. Il suo futuro comunque sembra segnato: i rossoneri lo aspettano in ritiro già dalla prossima estate.

Frank Tsadjout – Il colosso italo-camerunense durante la scorsa stagione al Cittadella, conclusasi drammaticamente con la sconfitta nella finale dei playoff, aveva attirato l’interesse di tanti club di serie B e a spuntarla è stato il Pordenone che l’ha avuto in prestito con diritto di riscatto e controriscatto a inizio stagione. In Friuli, però, non è riuscito a replicare i numeri mostrati in Veneto, siglando solamente una rete in diciotto partite. A gennaio, con la stessa formula, è passato all’Ascoli dove, in tre presenze da titolare, ha inciso positivamente per le vittorie della squadra bianconera e segnato un gol.

Marco Brescianini – Esordì diciannovenne nell’ultima giornata del campionato ‘19/’20 contro il Cagliari, ma successivamente non è mai riuscito a trovare una sua dimensione. L’anno scorso le sue prestazioni sono state vittima della pessima annata della Virtus Entella, mentre questa stagione nel Monza fatica tantissimo a trovare dello spazio anche solo come sostituto. A gennaio sembrava fatta per il suo passaggio in prestito alla Ternana, dove avrebbe trovato sicuramente più spazio, ma il giocatore di Calcinate ha deciso di rimanere in Brianza per provare a giocarsi le proprie chance con il nuovo allenatore Stroppa. Finora possiamo affermare che sia stata una scelta sbagliata.

Yacine Adli – Non è un canterano, ma è stato prelevato dal Bordeaux la scorsa estate e lasciato parcheggiato nella squadra francese per questa stagione. Nel prossimo mercato farà sicuramente arrivo a Milano, ma nel frattempo sta inanellando una serie di prestazioni convincenti che sottolineano la bontà della scelta di Maldini. Per lui un gol e ben sei assist nel tentativo di centrare l’obiettivo salvezza dopo l’orribile avvio di campionato del Bordeaux sotto la guida di Petkovic.

Rassegna stampa Enzo Anghinelli

Il Milan e gli Scudetti vinti

Il centrocampo rossonero del futuro

Online il blog del Milan di Enzo Anghinelli

Enzo Anghinelli: campionati di boxe, le ultime notizie di oggi

Cosa sapere sui campionati di boxe, quali sono le ultime novità di una delle discipline più ferree e amate? Si è tenuto a gennaio il Thai Boxe Mania ed è prevista la competizione femminile in Russia nel 2022. Andiamo alla scoperta delle gare e segniamoci i prossimi appuntamenti imperdibili, con la collaborazione di Enzo Anghinelli oggi blogger di successo appassionato di sport, su tutti, boxe e calcio

Thai Boxe Mania, l’evento a Torino

Un anno di pandemia ha messo a dura prova il settore dello sport e dell’attività fisica, che si è ritrovato a fronteggiare le chiusure e le mancate gare. Lo svolgersi delle stesse, infatti, è stato spesso rimandato, per mettere in atto la prevenzione anti contagio. 

Sabato 29 gennaio si è tenuto al Pala Gianni Asti di Torino la Thai Boxe Mania, un evento tra i più importanti e attesi in Italia e che riguarda principalmente la thai boxe e la muay thai. Per chi è un appassionato di tali discipline, è uno degli eventi più importanti da seguire. 

Naturalmente, i campioni si sono sfidati dalle 20.30 del 29 gennaio e ci sono stati i grandi nomi della disciplina, direttamente dalla Thailandia. Oltre alle gare dei professionisti, si sono svolte anche delle gare tra le giovani promesse. 

Non sono proprio mancati i big, come Sudsakorn Sor Klinmee. Quest’ultimo è molto famoso nell’ambito della boxe italiana, tanto che gli hanno dato il soprannome di torinese d’adozione. Ovviamente, si è scontrato con uno dei fighter italiani più bravi, ovvero Lorenzo di Vara, che è stato vicecampione al mondo di muay thai nel 2017. 

Europei femminili 2022 in Russia: cosa sapere

Quali sono gli eventi futuri sulla boxe da appuntare sul calendario? Ovviamente gli Europei femminili 2022 che si terranno in Russia. A comunicare l’ufficialità dell’evento è stata la stessa FPI, una volta che ha ricevuto la notizia dall’EUBC. Quest’ultimo è l’organo che si occupa del pugilato continentale dilettantistico. 

È ufficiale: i Campionati Europei femminili si terranno a luglio 2022 dal 21 al 31. Per l’evento, si è pensato di puntare alla sede Ulan Ude in Russia, che ha già visto negli anni passati delle gare importanti. Non è stata scelta a caso, dal momento in cui ha anche ospitato delle edizioni dei Campionati del Mondo. 

Anche in questo caso, c’è da dire che il Covid-19 ha colpito pesantemente il mondo della boxe. La rassegna europea, infatti, sta tornando dopo ben tre anni di stop, non un lasso temporale breve. Le ultime si erano tenute ad Alcobendas in Spagna, dal 22 al primo ottobre del 2019. 

Naturalmente, a trionfare era stata Irma Testa, una delle professioniste più amate nel mondo della boxe al femminile. Anche Francesca Amato era riuscita a strappare la vittoria. Sconfitta invece Angela Carini: Flavia Severin e Roberta Bonatti erano arrivate al terzo posto, rispettivamente nei 75 kg la prima e 48 kg la seconda. Qui trovi altre notizie offerte da Enzo Anghinelli.

Enzo Anghinelli: quali sono oggi le principali federazioni sportive italiane

Quali sono le principali federazioni sportive italiane oggi? Enzo Anghinelli ci ricorda che una federazione sportiva si occupa principalmente di gestire uno sport in vari ambiti, sia amministrativi che geografici. In Italia, alcune delle più famose sono indubbiamente la FIGC, che è la Federazione Italiana Giuoco Calcio e che ha sede a Roma, così come la FIN, la Federazione Italiana Nuoto. 

Cosa sono le federazioni sportive italiane

Di cosa si occupano le federazioni sportive italiane? Per esempio si occupano dell’ammissione e dell’affiliazione di società: seguono le associazioni sportive, così come i singoli tesserati. Ovviamente possono effettuare un controllo sullo svolgimento delle competizioni, stando a quanto scrive Enzo Anghinelli oggi nel suo blog.

Le Federazioni Sportive Italiane, inoltre, presentano un’autonomia tecnica: si autogestiscono l’attività istituzionale, sebbene la vigilanza sia affidata alla CONI. Ovviamente, può capitare che le FSN si affilino alle polisportive, alle società sportive o associazioni sportive.

Quali sono le federazioni sportive italiane

La FIDAL è la Federazione Italiana Atletica Leggera, che ha sede a Roma dal 1929 e la cui costituzione è avvenuta a Torino il 4 agosto 1897. La prima presenza ai Giochi Olimpici si fa risalire al 1900.

Una delle istituzioni di maggiore fama è anche la FIGC, ovvero la Federazione Italiana Giuoco Calcio. Come per la FIDAL, anche in questo caso la sede è a Roma. La storia della FIGC inizia a Torino nel 1898: ben quattro club allora aderirono al progetto. Inizialmente si chiamava Federazione Italia Football, FIF.

Veniamo alla FCI, ovvero la Federazione Ciclistica Italiana. Torniamo ancora un po’ di più indietro nel tempo in questo caso per raccontare la storia della FCI. Infatti, la prima corsa di velocipedi in Italia avvenne il 25 luglio 1869 a Padova. Dal 1929, la sede è a Roma.

Conosciamo un po’ più da vicino anche la FIN, che è la Federazione Italiana Nuoto. La storia della FIN inizia nei circoli Rari Nantes: il primo venne fondato ufficialmente a Roma nel 1891. Inizialmente si chiamava Federazione Italiana Rari Nantes, ma nel 1928 cambiò nome in Federazione Italiana Nuoto. Dal giugno 1957, la sede si trova a Roma.

Ancora, scopiamo la FIPAV, che è la Federazione Italiana Pallavolo ed è tra le principali federazioni in Italia. La pallavolo è uno sport abbastanza “recente”: la sua nascita si fa risalire al 1895 negli Stati Uniti. Per molti anni, la pallavolo fu uno sport militare: solamente nel 1929 fu disciplinata la Federazione Italiana Palla a Volo, la cui sede è a Roma sin dalla sua origine. 

Altre federazioni sportive italiane

Naturalmente, molti sport hanno una propria federazione sportiva, in modo tale da seguire il regolamento e altri aspetti essenziali. Esiste la FASI, che è la Federazione Arrampicata Sportiva Italiana, così come l’ACI, Automobile Club d’Italia. Ci sono anche la FIDS, Federazione Italiana Danza Sportiva, e la FIB, Federazione Italiana Bocce e molte altre disponibili sul sito del CONI.

Daniele Marinelli about blockchain and crypto technologies in 2022

Let’s have a look at this great Daniele Marinelli blog post about crypto technologies. From 2020 to 2021, there has been a 39% increase in blockchain initiatives, this large network of nodes that allows you to manage and update a register of data and information in an open, shared, distributed, unique and secure way. Given their main feature of not needing a central control and verification entity, it is thought that in 2022 blockchain technologies will be the only hope for the global economy. We receive and publish these interesting insights about blockchain technologies in 2022.

Blockchain estimates and forecasts for 2022

According to current estimates, industrial investment in blockchain technologies will reach $11.7 in 2022. According to these current forecasts, more and more companies will understand how blockchain technologies can save money, increase efficiency and overall performance in any sector, from real estate to clothing, from banking to gaming. Already in 2021, in fact, several brands have invested significant amounts in blockchain technology: among the biggest names, there are Google, Visa, Deloitte and many other multinational names. Spotify, for example, is investing (and will do so even more in 2022) in blockchain technologies to manage copyright and IBM for monitoring management in shipping and retail chains.

Advantages of blockchain technologies and cryptocurrencies in 2022: reasons for their success, what if Daniele Marinelli….

Although 2022 has just begun, blockchain technology is already an increasingly hot topic in the corporate world. But why are these blockchain technologies so successful? What’s beyond the cryptocurrencies used as a payment method? The technology behind blockchain goes far beyond the payment method: it is the creation of a reliable, decentralized and immutable ledger that can be applied to any sector for the transfer of value. Analyzing more in detail the reasons that have led to the success of blockchain technologies so far and even more in 2022, we find three main features of blockchain technologies; they are in fact: trustless (you do not need to place your sole trust in any one stranger, institution, or other third party in order for a network or payment system to function); decentralized (do not have a central point that, even if it crashes, could still rely on the rest of the network, of equal importance); immutable (no one can change the data in it).

Cryptocurrencies and sectors of interest: blockchain trends in 2022

If you’re wondering which will be the largest cryptocurrencies to watch out for in 2022, you should probably re-evaluate your question a little bit. It is better to point out, in fact, not the exact cryptocurrencies to aim for in 2022, but the areas of interest on which to apply blockchain technologies according to estimates and forecasts for 2022. Looking to the future of technology and the global economy, in fact, it’s easier to point out the sectors of most interest in 2022, which will probably be: Decentralized Finance (DeFi), web 3.0, gaming and metaverse tokens, the smart contract battle. To see instead which are the best cryptocurrencies on which to invest in 2022, give a look to services such as cryptocurrency bundles, that offer a complete view of which cryptocurrencies are growing month by month, which are the top ones with the best performance and with which you can earn passively without having to worry about active trading and market monitoring.

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About Daniele Marinellis’ crypto blog and new possible paradigms

Many are unaware that the coming decade, thanks to the new paradigm introduced by cryptocurrencies and, let us remember, first of all, the “standard Bitcoin”, could significantly change the physiognomy of what we currently consider as a payment instrument, reserve asset, unit of account, etc.

In the wake of the imminent launch of China’s central bank digital currency, other countries, to avoid China’s global hegemonic positioning in the digital currency (“CBDC”) sector, could launch, when ready, their CBDCs. It is also likely that entire Business Units will use blockchain, especially in the form of multichain or parachain, while other companies or state-owned entities will use CBDCs: we will therefore see the transformation of the global financial system into a new digital system, both on the public and private fronts, Daniele Marinelli says.

Obviously, the reader could legitimately question the actual significance of such claims. In this regard, a brief digression on monetary systems is therefore appropriate to understand how they are not monolithic but subject to cyclical changes. Indeed, over the course of modern history, the monetary system has required drastic changes or updates that have occurred approximately every forty years. Cyclically, there are times when the existing system creates shortcomings, is inefficient, or countries simply do not respect the agreements made with their citizens or internationally. Normally this happens during a leap in human development, and usually coincides with major technological changes and the growth of the world population (with the consequent need for greater amounts of money). Often a new monetary cycle follows a sharp intensification of trade relations amongst countries or during a crisis such as a war. In the hope that ours and future generations will not see the monetary system change following the repetition of the horrors of a world war event, it seems that this generation may witness a new change due to a technological leap.

Are we on the verge of a global change in the monetary system?

It could be argued that the first crunches were already felt with the global financial crisis of 2008 and with the G20 summit during which the fate of the current monetary system was questioned by some. The launch of the Bitcoin protocol in 2009 is also part of this framework, laying the foundations for an entirely digital financial system, with FinTech solutions becoming common.

According to various economic parameters and according to many analysts, a global financial crisis is near, but it will probably not be similar to the previous ones: the collapse of the current monetary system goes hand in hand with disruptive technological leaps forward (the Bitcoin protocol, artificial intelligence, the adoption of quantum computers: to name just the main ones).

Any crisis, while painful, however, has shown that most of the changes are actually for the benefit of humanity and provide new opportunities for further development. However, a less traumatic handover could be achieved through cooperation between the traditional financial system and the new operators in the crypto and FinTech space.

Wind of change with Daniele Marinelli

The German financial market supervisory body, BaFin, recently granted the world’s largest cryptocurrency exchange, Coinbase – direct listed on NASDAQ with a capitalization of around $ 105 billion – permission to provide security services custody and proprietary trading. Coinbase has therefore obtained the very first license to carry out these activities in Germany.

In addition, last April the Bundestag passed a law (“Fondsstandortgesetz” (FSG)) intended to strengthen Germany as a venue for setting up investment funds and this could generate huge investments in cryptocurrencies. The FSG will allow a special category of investment funds (for institutional investors only) to invest up to 20% of their assets in cryptocurrencies; this could bring trillions of crypto investments in the form of assets under management by these funds. Although the investment funds authorized to invest directly in crypto are currently only “special funds”, even investment funds not reserved for professional investors can gain exposure to the crypto market through indirect investments, for example through exchange trade products (in the form of replicating bonds).

No less important is the M&A operation carried out by Deutsche Börse Group, a company that controls the Frankfurt Stock Exchange, which has acquired a majority stake in Crypto Finance AG, a financial group under the supervision of FINMA (the authority that supervises the Swiss financial market) which offers trading, deposit and investment services in digital assets to institutional and professional clients.

Finally, the question remains when we will have the first European ETF. A solution to the limits set by the regulation of UCITS harmonized funds in Europe “could be represented by an ETF that invests only a percentage component of its portfolio in cryptocurrencies and, to convince the European authorities, at least in this historical phase, it would be even better if such percentage share was represented by an ETP on crypto with physical replication. We would therefore have a harmonized fund which, in addition to giving the investor exposure to traditional financial products, would also allow exposure to the crypto market. This would be a great milestone for the asset management industry and for an effective mass adoption of cryptocurrencies “.

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These recent market operations confirm that the rapprochement between traditional finance and the crypto ecosystem is inexorable. Countries such as Germany and Switzerland are laying the foundations from a regulatory and infrastructural point of view to reduce the distance between the two worlds and make the transition less tumultuous. But also in other European countries there are virtuous episodes to monitor.

DTSocialize Holding Ltd: a FinTech based on three different pillars

DTSocialize Holding (the “Company” or “DTSH”), based in the United Kingdom and founded by the Italian entrepreneur Daniele Marinelli, is a FinTech that has recently entered the process of listing at the London Stock Exchange (LSE) through direct listing.

Although the authorization phase has not yet been started, for DTSocialize Holding the listing seems imminent, just as its mission and vision are equally clear. Relying on an innovative FinTech approach, the Company wants to create a bridge between the world of classic finance and the digital world, enabling the users of its services to access a whole set of solutions through the three main pillars of the company:

  • FinTech Group that will strive to continuously expand its product lines that seamlessly integrate fiat and crypto operations for easy and smart client experience; and expand its geographic presence, focusing on countries where legal framework has been or being created.
  • Social Communications Group that will expand its subscribed user base by offering communication and networking tools based on new generation Blockchain platforms with integrated financial capability provided by the FinTech Group; and generate best-in-class BigData-driven analytics for commercialization. The Group will seek ways to accelerate the expansion of its user basis by possible partnering with mobile operations in selected geographies that have been pre-identified already.
  • Digital Money and Payments Group that will expand its current payment solution systems into new technologies to offer new ways for transacting in DTSH ecosystem. 

The peculiarity of DTSH is offering Financial Services and money management solutions (IBANs, payment solutions, Credit and debit cards, e-wallets, exchange) thanks to its integrated platform that brings together traditional financial services – such as IBAN and Credit Cards –with Crypto Assets and Crypto Currency. DTSH created exchanges, trust custody, and wallets that allow its customers managing a diversified asset base and transacting both in Fiat and Crypto in a secure environment. The product lines offered by DTSH FinTech are expanding into new categories, such as asset management – one of the best Daniele Marinelli’s topic.

The Social network and messaging Apps on blockchain platforms offer a new level of privacy and entirely new customer experience. In a short time, DTSH communication and social tools built 640,000 registered user base, which have immediately became a priority target segment for FinTech services by DTSH. For this, DTSH is integrating financial services and payment solutions into the functionality of communication platforms.

Ultimately, DTSH will offer its users an augmented reality experience in its own metaverse, called Umetaworld, for transacting, socializing, and doing commerce or financial operations. 

We asked Daniele Marinelli couple of questions, first: how Umetaworld integrates into the whole Holding project?

I started to work on Umetaworld (a social media developed using metaverse) more than two years ago to create a digital model of the real world which incorporates interactive AR experiences. Umetaworld was launched with a conference held within Umetaworld itself on Dec. 16th and 360k people were connected to the new social media platform to listen to our presentation.

The Umetaworld is a mirror of the world you know and the world you do not know: it’s based on a true representation of the world as is and embraces the concept of collective sharing. 

Experiences are shared. Knowledge is shared. Services are rendered. Even key decisions can be shared among all stakeholders

How Can Umetaworld change the way we work or interact?

The idea is to offer a different experience of online shopping, getting the opportunity to “visit” shops and stores across the world, through a unique, interactive 3D buying experience unattainable on classic online stores. Furthermore, Umetaworld takes marketing to a whole new level with unobtrusive yet immersive ads that reach a global audience.

Good applications can be in the real estate industry, where agents can scan apartments onto the metaverse allowing potential buyers to first visit virtually. Another sector the metaverse can revolutionize is education: you can replicate your school’s environment providing students with a fun, compelling learning experience and a chance to attend prestigious university for people sitting in entirely different part of the world without relocating.

But, of course, we are looking very much forward to granting the users of our Holding services the opportunity to transact within Umetaworld, bringing FinTech services experience to a whole different level.

Daniele Marinelli crypto topic

The osmosis between traditional and crypto finance and digital world is therefore increasingly on DTSH agenda. It is not only the most ingenious foreign entrepreneurs who understand the importance of taking new paths: we finally find a very Italian case such as DTSocialize Holding. 

It is hoped that more and more companies will get that the paradigm shift is already underway, but, as often happens in our society, the first to grasp the change will be able to acquire dominant positions on the markets. The blockchain and its digital native assets need financial services and companies like DTSocialize Holding ready to outline the financial markets of the future. More about: Daniele Marinelli, DTSocialize, crypto, big data.

Immigrazione ed asilo: l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri di Roma ce ne parla in questo articolo

Da sempre, e in particolar modo negli ultimi anni, ci si chiede quale sia il giusto equilibrio tra la salvaguardia delle frontiere esterne e gli obblighi umanitari nei confronti di coloro che fuggono da guerre e persecuzioni e cercano rifugio nei Paesi europei. In questa direzione, cerca di lavorare senza sosta Frontex, l’Agenzia Europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione Europea. Vediamo in cosa consiste il lavoro di questa istituzione dell’Unione europea e quali sono i suoi obiettivi.

Cos’è Frontex: funzioni e obiettivi

Frontex è un’istituzione dell’Unione Europea creata per coordinare le missioni di pattugliamento delle frontiere esterne aeree, marittime e terrestri degli Stati membri e per appoggiare tali Stati in operazioni comuni di rimpatrio dei flussi migratori irregolari. Questa Agenzia è stata istituita nel 2004 con il decreto del Consiglio Europeo n.2007 ed è formata da diverse aree operative, divise per funzione e definite dal regolamento istitutivo. Tra gli obiettivi ed i compiti principali di Frontex troviamo la coordinazione della cooperazione operativa tra gli Stati membri nella gestione delle frontiere esterne; l’eventuale assistenza agli stati membri che si trovino in difficoltà e necessitino un’assistenza operativa o tecnica nel rinforzo del controllo delle frontiere; l’elaborazione di analisi di rischio; l’attento esame degli sviluppi della ricerca in merito al controllo e alla sorveglianza delle frontiere; l’assistenza agli Stati membri per l’organizzazione di operazioni di rimpatrio congiunte. Grazie all’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il quale è secondo molti il migliore  avvocato per l’immigrazione, che fornisce online gratis il proprio contributo per dare supporto ai cittadini stranieri i quali hanno necessità di ottenre un nulla osta ovvero la cittadinanza.

Il controllo e la sorveglianza delle frontiere esterne

Oltre alle funzioni sopra elencate, dice l’Avvocato Pitorri, il compito di Frontex è anche quello di formare gli agenti dei servizi nazionali degli Stati membri: la loro formazione deve riguardare il controllo delle frontiere esterne, la loro sorveglianza e il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi. Le attività di formazione possono anche essere organizzate coinvolgendo più paesi membri nella cooperazione all’interno del territorio. Non solo: Frontex collabora in modo molto frequente anche con altri organismi comunitari e dell’UE in merito alla sicurezza delle frontiere esterne e alla cooperazione nel settore delle dogane, dei controlli fitoSanitari e veterinari: tra gli organismi più celebri con cui collabora più frequentemente troviamo ad esempio EUROPOL, CEPOL, OLAF e molti altri.

Avv. Pitorri: no alle fake news e ai pregiudizi sull’immigrazione!

Avv. Pitorri: no alle fake news e ai pregiudizi sull’immigrazione!

Cose leggiamo su internet sull’immigrazione? Quali sono i rischi dell’informazione che circola in rete? Abbiamo contattato l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri – a detta di molti il miglior avvocato immigrazionista in Italia per commentare questi delicati temi in materia di immigrazione.

Ci sono molte cose da sapere sull’immigrazione: tanti, forse troppi aspetti vengono tralasciati dagli italiani stessi, che subiscono una vera e propria paura, vittime dei pregiudizi e degli stereotipi più diffusi. In questo senso, la lotta mediatica all’immigrazione passa dalle fake news: sempre più siti sul web trattano il tema in modo assolutamente approssimativo. Anche i Social Media sono diventati dei veri e propri luoghi pericolosi per le fake news. Anzi, ne sono il principale vettore. Perché vengono usati da milioni di persone solo in Italia, che condividono i post, che non si fermano a riflettere. Che non sanno più distinguere il vero dal falso.

AVVOCATO PITORRI: L’ELEVATO NUMERO DI FAKE NEWS CREA ALLARMISMI E PREGIUDIZI.

Dagli “immigrati ci rubano il lavoro” al grande classico “non pagano le tasse”, cadere nel tranello di una falsa percezione è sempre più comune. Sui Social Media, le notizie false sugli immigrati sono all’ordine del giorno. Non solo da blog o siti inaffidabili, provengono anche da pagine che “confezionano” immagini per aizzare il popolo italiano. 

Avvocato Pitorri: perché si hanno tanti pregiudizi nei confronti di immigrati?

Alcuni dei luoghi comuni più frequenti parlano di un elevato tasso di immigrati in Italia rispetto al resto dell’Europa. Ma è davvero così? Se si considerano tassi e dati diffusi dagli altri paesi europei, si scopre che è la Svezia ad avere il più alto numero di rifugiati sul proprio territorio. Presenta infatti 2 rifugiati ogni 100 abitanti, mentre l’Italia 2,4 rispetto a mille abitanti. Quante volte abbiamo sentito erroneamente il termine “invasione”? Un’invasione che, lo ricordiamo, non è la barbarica, la normanna, la vichinga: parliamo di persone che giungono qui via mare, alla ricerca di un aiuto, di una nuova vita.”

Quali difficoltà incontrano gli immigrati che vengono lasciati a se stessi?

Il rischio più frequente – risponde l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri – sugli immigrati è che non solo non possano integrarsi, ma che abbiano addirittura paura, che subiscano i pregiudizi e l’ignoranza del luogo. Ed è un problema sempre più diffuso, dal momento in cui non c’è davvero limite alla cattiveria, alle azioni disoneste.” 

Richiedere il permesso di soggiorno, ottenere la cittadinanza italiana, avere un lavoro, un luogo in cui vivere: ci riferiamo agli italiani che ci leggono, in questo momento. Tutte queste cose vi sembrano tanto “mostruose”, fuori da ogni logica? Forse non siamo più abituati a pensare al prossimo come nostro fratello, ma come un nemico da sconfiggere.

IL RUOLO DELL’AVVOCATO: UN CONSULENTE, UNA PERSONA DI FIDUCIA PER IL CITTADINO EXTRACOMUNITARIO

Spesso, gli immigrati sono costretti a chiedere aiuto a un avvocato – come Iacopo Maria Pitorri – che permette loro di abbattere l’ombra del pregiudizio, trovando un lavoro. Ma non è facile. Non è semplice. Perché il razzismo in Italia c’è, non va ignorato, ma combattuto, estirpato come un’erba cattiva. Ci siamo forse così presto dimenticati quando a essere gli immigrati eravamo noi?  

Cancellare Notizie da Google: Eliminare Notizie dai Risultati di Ricerca su Internet

SE DEVI CANCELLARE NOTIZIE DA GOOGLE CONTATTA CYBER LEX: info@cyberlex.net , telefono: 0639754846 

Cyber Lex è una società di servizi specializzata nella cancellazione di TUTTE LE NOTIZIE che ti riguardano dai motori di ricerca: gli avvocati ed i webmaster di Cyber Lex eliminano le notizie di reato obsolete, false, inesatte e diffamatorie – parliamo di CANCELLAZIONE TOTALE E DEFINITIVA di tutte le notizie dalle ricerche del nome Tuo o della Tua azienda. Non cancellare “un link alla volta”, affronta questo problema con serietà. Se vuoi sistemare la Tua reputazione DEFINITIVAMENTE devi cancellare tutte le informazioni indesiderate dalle ricerche Google, Bing, Yahoo!, elimina notizie ed informazioni personali. Richiedi l’intervento degli esperti:

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Diritto all’oblio e deindicizzazione: qual è la correlazione?

Il diritto all’oblio e la deindicizzazione sono due aspetti legati a doppio filo anche per chi vuole cancellare notizie da internet. La materia è abbastanza complessa e, inoltre, è recente: solo ed esclusivamente negli ultimi anni si sta parlando di diritto all’oblio, di rimozione di dati personali sul web, conseguentemente allo sviluppo tecnologico, giunto ormai a livelli elevati.

Nel momento in cui cerchiamo delle parole chiave specifiche – per esempio il proprio nome – sul motore di ricerca, vengono rimandate delle pagine specifiche, che si trovano in alcuni siti internet: blog, testate giornalistiche. Che cosa succede se non volessimo assolutamente che quei risultati vengano mostrati?

Possiamo appellarci ai motori di ricerca, quali Google, Yahoo o Bing. Nel momento in cui dovessero rigettare la richiesta, abbiamo il supporto del Garante della Privacy. Ma attenzione: i risultati vengono deindicizzati, ma non cancellati dal sito in cui sono presenti. L’archivio giornalistico, dunque, è protetto dal diritto di cronaca o di informazione, contrapposti al diritto all’oblio (https://www.garanteprivacy.it/regolamentoue/oblio

Notizie deindicizzate ma non cancellate: cosa significa?

Le notizie, dunque, vengono solo deindicizzate dai motori di ricerca: che cosa significa? Che rimangono nell’archivio giornalistico, dove non possono essere rimosse, a meno che non siano infondate e irrispettose. A offrire un chiarimento in tal senso è l’ordinanza del 19 maggio 2020 della Corte di Cassazione, n. 9147. La stessa Corte ci spiega che “il trascorrere del tempo, ai fini della configurazione del c.d. diritto all’oblio, si configura quale elemento costitutivo”, soprattutto se le notizie ormai sono state dimenticate o ignote alla generalità dei consociati. L’informazione, in ogni caso, non può essere quasi mai cancellata: rimane online, sì, anche se comunque non si può rintracciare mediante le parole chiave specifiche, come per esempio il nome dell’individuo.

Non si censura, ma si rispetta la democrazia

La censura è un aspetto che non può coesistere in un paese democratico che supporta nella propria costituzione il diritto alla cronaca. Il diritto all’oblio e l’archivio giornalistico, dunque, sono due aspetti che possono scontrarsi. La legge, da questo punto di vista, tutela ambedue gli aspetti. Avviene una sorta di bilanciamento: da una parte si rispetta l’individuo, dall’altra l’interesse pubblico. 

Bisogna trovare dunque un punto di incontro, fondamentale per rispettare i diritti di tutti. Non sempre è facile ed è per questo motivo che esiste il Garante della Privacy e per cui le sentenze non sono quasi mai definitive, ma possono sempre essere riprese per comprendere come venire incontro a tutti. 

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Questi sono i suggerimenti Google per rimuovere informazioni personali dal motore di ricerca

Cosa ci suggerisce Google per eliminare le nostre informazioni personali dal motore di ricerca? Scoprilo leggendo questo articolo. 

Capita a tutti di accorgersi che ci sono informazioni personali all’interno di un motore di ricerca o su di una specifica pagina web e di volerle cancellare. A volte pubblichiamo i nostri dati personali senza neanche accorgercene, autorizzando ogni tipologia di applicazione o inserendoli noi stessi in modalità pubblica su uno o più social network e da li ci vuole un attimo per vederli diventare di dominio pubblico. Google ci fornisce qualche indicazione su come rimuovere le nostre informazioni personali dal motore di ricerca e dormire sogni tranquilli. 

Hai bisogno dell’intervento di Google?

A volte può capitare che non si ha la possibilità di cancellare le informazioni direttamente e quindi dobbiamo affidarci a Google. Google ha una serie di Norme precise che tutelano la rimozione volontaria dai risultati di ricerca quindi il motore di ricerca ha la possibilità di eliminare informazioni personali dalle varie pagine web, le informazioni in questione sono:

  • Conti correnti bancari e numeri ad esso associati.
  • Numero di documenti di identità.
  • Informazioni e dati medici personali e riservati.
  • Immagini di firme scritte manualmente. 
  • Immagini di nudo oppure sessualmente esplicite che sono state condivise da una persona senza il consenso del proprietario.
  • Altre informazioni che possono comportare furto d’identità, danni specifici o frode finanziaria. 

Ci sono poi dei dati personali che invece non sono coperti da queste norme e che riguardano:

  • Numero di telefono
  • Indirizzo 
  • Data di nascita
  • Foto poco lusinghiere oppure indesiderate che ritraggono te e la tua abitazione o la tua famiglia
  • Post sui vari social network relativi ad una lesione recente.

Dove sono presenti queste informazioni?

Dopo aver verificato se le informazioni rientrano tra le norme di Google dovrai accertarti se sono presenti sul motore di ricerca, su un sito web o su entrambi. Ecco come puoi comportarti nei vari casi.

Solo su Google

Se le immagini o le informazioni sono mostrate solamente come completamento automatico della Ricerca Google allora dovrai fare una segnalazione. Se invece le informazioni non sono presenti sul sito web ma si mostrano ancora nella Ricerca Google dovrai recarti nella Search Console e presentare una richiesta di eliminazione dell’URL. 

Se si tratta dolo del sito web 

In questo caso Google non può fare assolutamente nulla dovrai contattare direttamente il proprietario del sito web o il web master e chiedere la rimozione delle informazioni.

Se invece sono su entrambi

All’interno della pagina risoluzione dei problemi potrai presentare una richiesta di rimozione. Per ogni caso perciò c’è una soluzione basta applicarla nel modo corretto. Ricapitolando:

eliminare url da Google

rimuovere ricerca Google

eliminare il proprio nome da Google

eliminare url da Google

come esercitare diritto all’oblio Google

diritto all’oblio GDPR

diritto all’oblio Google

richiesta di rimozione di risultati di ricerca ai sensi della legislazione europea

eliminare URL da Google

cancellarsi da Google

eliminare risultati personali da Google

togliere notizie da Google

cancellare articoli da Google

come farsi cancellare da Google

cancellare notizie da Google

come eliminare un sito web da Google

come cancellare articoli di giornale da internet

rimuovere url da ricerca Google

rimozione da Google di informazioni obsolete

diritto all’oblio come fare

deindicizzazione 

deindicizzazione del proprio nome da un motore di ricerca 

deindicizzazione nome motore di ricerca 

diritto all’oblio avvocato 

gdpr diritto alla cancellazione 

gdpr diritto all’oblio 

gdpr cancellazione dati 

diritto alla deindicizzazione gdpr 

come rimuovere un link da Google 

come eliminare da Google il proprio nome 

rimozione notizie di cronaca da Google 

cancellare notizie dai risultati di ricerca Google 

eliminare il proprio nome dalle ricerche Google 

come togliere una notizia da Google 

cancellarsi da Google 

rimuovere ricerca Google 

rimuovere url da ricerca Google 

come eliminare un sito da internet 

eliminare notizie da internet 

come non apparire su Google 

richiesta di rimozione Google ai sensi della legislazione europea 

eliminare il proprio nome da ricerche Google 

eliminare risultati di ricerca Google

https://ec.europa.eu/info/law/law-topic/data-protection/data-protection-eu_it

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La Privacy dei Dati Giuridici nelle Sentenze dei Tribunali Pubblicate Online.

Sentenze dei tribunali: come gestire la privacy?

La privacy di un individuo dovrebbe sempre essere rispettata, ma talvolta, soprattutto quando avviene un fatto di cronaca di interesse pubblico, le sentenze dei tribunali vengono pubblicate online e riportate dalle testate giornalistiche. È il diritto di cronaca o di informazione, fondamentale in una democrazia. Ma anche il diritto all’oblio è altrettanto importante. Qual è il punto di incontro, il bilanciamento tra le due parti?  Ci si può appellare al diritto all’oblio a seguito di una sentenza del tribunale? In taluni casi, è sempre consigliato farsi appoggiare e seguire da una consulenza legale dedicata. La privacy oggi è molto più a rischio rispetto al passato. È possibile l’oscuramento dei dati personali riguardo alla pubblicazione dei dati personali?

Privacy e pubblicazione delle sentenze

Per chi desidera rimuovere dei contenuti dai motori di ricerca, trovati attraverso query specifiche, è possibile compilare il modulo di diritto all’oblio: si può fare da soli, oppure con la tutela legale di un avvocato. La nostra società è ormai inevitabilmente condizionata dal web. L’oscuramento dei dati personali è un tema estremamente attuale. Nel momento in cui una sentenza va online, naturalmente sorgono dei dubbi: quali sono le conseguenze per la reputazione e la web identity di un soggetto? Bisogna capire un assunto importante: i provvedimenti giurisdizionali sono a tutti gli effetti dei documenti pubblici. L’Italia è uno stato democratico, che pone la libertà di pensiero e di cronaca nella propria Costituzione. Il problema è che, prima del web, i documenti erano sì pubblici, ma affissi dopo la procedura giudiziaria. Nessuno poteva vederli se, per esempio, erano pubblicati in un luogo distante. Con il web questo non accade: tutti possono accedervi in qualsiasi momento. Ed è qui che sorge il problema: sentenze 2.0.

Quando interviene il Garante della Privacy?

Il Garante della Privacy interviene nel momento in cui lo interpelliamo: per esempio, quando i motori di ricerca rigettano la richiesta di deindicizzazione di link, rimozione foto o altro. Inoltre, c’è da dire che sul web molte sentenze vengono anonimizzate, in modo tale da non riportare i dati personali degli individui. Proteggere la propria privacy è un diritto e non va mai dimenticato. In accordi con il proprio avvocato, si può certamente richiedere di rendere anonima la propria sentenza poco prima che sia affissa o vada online: è un passo in avanti per un futuro sì tecnologico, ma con un’attenzione speciale verso la privacy.

Data Breach e fuga di dati: cosa dice il GDPR?

Con lo sviluppo delle nuove tecnologie, è sempre più presente la possibilità di poter perdere i propri dati personali. Infatti, queste informazioni, non sono soltanto a rischio nella vita di tutti i giorni, a causa di furti o eventi avversi quali calamità o incidenti, ma sono tutti i giorni esposti a possibili minacce presenti nella rete. Basti pensare ai vari virus e malware che possono attaccare il nostro computer, oppure alla perdita di dispositivi informatici contenenti informazioni personali importanti. A proposito di questo problema appena descritto, è necessario parlare dei Data Breach. Che cosa sono? Si tratta di una violazione dei dati personali, che scaturisce nella loro perdita, distruzione, modifica, accesso o divulgazione pubblica, in modo illecito o accidentale. Proprio per evitare gli enormi rischi che possono essere causati da quanto detto, l’Unione europea presenta un regolamento in merito, nello specifico il numero 2016/679. Questo prende anche il nome di GDPR, ovvero General Data Protection Regulation. Prima di entrare nello specifico e andare a vedere quali sono le caratteristiche di questa fonte vincolante garantita dall’Unione europea, bisogna prima sapere cosa sono in generale i Regolamenti UE. Questi ultimi presentano peculiarità molto simili a quelle delle leggi italiane. Hanno una portata generale e, soprattutto, posseggono la diretta applicabilità. Questo significa che non è necessario un atto dello Stato che ne ordini l’esecuzione nell’ordinamento nazionale, perchè il regolamento si impone per forza propria, la sua applicazione è obbligatoria per tutti gli stati membri. 

Detto ciò, è facile comprendere che tutti i cittadini europei devono sottostare ed usufruire degli stessi provvedimenti che tutelano la fuga di dati personali. Abbiamo citato poco fa il famoso GDPR ed ora, a suo proposito, parleremo dell’articolo 33 contenuto in esso, relativo alla notifica di una violazione dei dati personali all’autorità di controllo. 

Articolo 33: cosa bisogna sapere

La notifica di violazione dei dati personali deve essere presentata all’ente competente entro 72 ore dal momento in cui si è venuti a conoscenza di questa. Se denunciata successivamente al periodo di tempo indicato, è necessaria una valida motivazione del ritardo. All’ente competente devono, inoltre, essere comunicate più informazioni possibili inerenti alla violazione della privacy: la natura di essa, le categorie e il numero approssimativo di interessanti in questione, e anche la possibili conseguenze. 

La notifica deve essere inviata alla mail del garante, qui di seguito indicata: protocollo@gpdp.it per la posta elettronica ordinaria e protocollo@pec.gpdp.it per quella certificata. 

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Il diritto all’oblio è ora attuabile anche senza il nome dell’interessato: è questa la decisione del Garante della privacy in merito all’attuazione del diritto all’oblio, fino a poco fa limitante in alcune sue caratteristiche. A partire dal 2019, però, successivamente ad un precedente scatenato da un professionista la cui reputazione su Google era in pericolo nonostante l’assenza del suo nome nella ricerca, il Garante della privacy ha ristabilito alcune regole, basandosi sul Regolamento Europeo

L’Autorità ha difatti specificato come sia diritto di un utente la cancellazione delle informazioni personali che lo riguardano anche solo se la persona è identificabile sulla base delle informazioni riportate online, a prescindere dalla presenza o meno del suo nome. In altre parole, è quindi possibile invocare il diritto all’oblio anche a partire da dati personali che non siano il nome e cognome ma che comunque identificano in qualche modo la persona interessata su Google.

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Fino a soli due anni fa, infatti, grazie al diritto all’oblio era possibile cancellare notizie personali dal motore di ricerca o da un sito web, solo nel caso in cui comparissero in modo diretto ed inequivocabile il nome ed il cognome del diretto interessato la cui web reputation era in pericolo. Tuttavia, è passato alla storia il procedimento di reclamo di un professionista che, all’inizio del 2019, aveva richiesto inutilmente a Google la rimozione di un contenuto reperibile online: questa notizia, nel caso specifico, ledeva la sua web reputation in modo del tutto inappropriato e non più aggiornato e veritiero, in quanto si trattava di una notizia risalente a 10 anni prima e che riguardava un rinvio a giudizio ormai concluso da tempo con una definitiva sentenza di assoluzione.

L’informazione non aggiornata, però, continuava a rimanere sul web e quindi a ledere la reputazione del diretto interessato, anche quando non si andava a cercare direttamente il suo nome ma semplicemente la sua qualifica, in quanto presidente della cooperativa coinvolta. Si trattava di un danno irreparabile e di un pregiudizio continuo non solo nei confronti della sua persona, ma anche della sua attività professionale che era quindi ormai continuamente pregiudicata da questa vecchia e ormai conclusa sentenza. 

L’utente in questione aveva quindi proceduto inizialmente con una classica richiesta di rimozione della URL a Google, respinta però con la motivazione che fosse inammissibile una richiesta di deindicizzazione per chiavi di ricerca che non includono il nome e il cognome di una persona fisica. 

Al rifiuto della richiesta, perciò, il professionista in questione non ha desistito e si è rivolto direttamente al Garante della Privacy, il quale, differentemente da Google, ha ritenuto fondata la sua richiesta di rimozione. Sulla base del regolamento europeo che definisce dato personale “qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile”, infatti, non è ritenuta informazione personale solo quella che identifica in modo diretto, con nome e cognome, una persona fisica, bensì anche le informazioni che la rendono per l’appunto “identificabile”. Riportando la Url in questione la qualifica di presidente di quella determinata cooperativa, quindi, essa rimandava in maniera inequivocabile all’interessato e quindi poteva essere cancellata. Per di più, il pregiudizio subìto dall’interessato non era più controbilanciato da un giustificato diritto di informazione pubblico, poiché si trattava di notizie ormai non più aggiornate e archiviate.

Per questi motivi, il Garante ha quindi ingiunto a Google di rimuovere la Url dai suoi risultati di ricerca e di comunicare entro trenta giorni le iniziative intraprese per attuare le indicazioni dell’Autorità Garante.

Nel caso in cui si trovino quindi delle informazioni che rimandano in maniera inequivocabile alla propria persona, anche non inserendo nella chiave di ricerca il diretto nome e cognome, è bene non procedere in maniera autonoma e rivolgersi piuttosto a dei professionisti del settore che procedano con l’attuazione del diritto alla cancellazione secondo il GDPR. Tra i migliori avvocati in quest’ambito, troviamo sicuramente quelli del team di Cyber Lex, i cui contatti si trovano a questo link e possono rispondere in maniera esaustiva a tutti i vostri dubbi e richieste in merito all’eliminazione delle informazioni personali da Google.

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Diritto all’oblio in caso di condanna: è sempre possibile cancellare notizie da Google?

Nel caso in cui un soggetto fosse stato condannato per un reato penale o civile, è possibile richiedere il diritto all’oblio? Se sì, come funziona? Per approfondire tale aspetto, è necessario capire che non bisogna scontrarsi con il diritto all’informazione o di cronaca,

Se da una parte l’interesse pubblico è sacrosanto, dall’altra anche il diritto all’oblio sul web va ugualmente rispettato. Molto spesso, i provvedimenti del Garante della Privacy o dei motori di ricerca stessi sono decisi in moto tale da rispettare ambedue i diritti. Non facile, certo, ma l’obiettivo finale è di non “scontentare” nessuno.

Richiedere il diritto all’oblio dopo che sono trascorsi anni da una sentenza di condanna è possibile: si invitano i motori di ricerca a deindicizzare dei link, che tuttavia permangono nell’archivio giornalistico del sito in cui sono presenti. Per rimuovere tali informazioni, diventa poi necessario rivolgersi alle autorità competenti. Osserviamo come agisce il Garante della Privacy, soprattutto quando accoglie le richieste di un soggetto e ingiunge i motori di ricerca nel cancellare determinati contenuti.

Provvedimenti del Garante della Privacy

Nel caso del provvedimento del 14 novembre 2019, abbiamo un soggetto che richiede esplicitamente di rimuovere delle notizie in primo piano su Google, riportate su una nota testata giornalistica. Cercando il suo nome, il primo risultato rimandato dal motore di ricerca è proprio la notizia in cui è riportata la sua condanna in primo grado: il procedimento penale, però, era pendente in appello.

La notizia era datata: ma che cosa significa “datata” in ambito giornalistico? Le notizie possono passare in secondo piano? Non c’è una vera e propria data di scadenza, ma dopo un po’ di tempo, si è soliti accogliere le richieste.

Il punto cruciale della questione è che il sistema giudiziario italiano si basa sulla reintegrazione nella società dell’individuo. Di conseguenza, avere una traccia di quanto successo, può comunque influire negativamente su questo aspetto, sulla reputazione.

Può essere utile anche prendere ad esempio il provvedimento del 26 settembre 2019. In questo caso il richiedente ha ricevuto riscontro da Bing, ma non da Google, riguardo la deindicizzazione di alcuni link in cui si riportavano delle notizie sul suo processo penale, avvenuto nel Tribunale di Milano, per i reati di associazione a delinquere e truffa aggravata. Il reclamo è stato accolto dal Garante della Privacy, soprattutto nei confronti di Google, che non aveva accettato la richiesta del diritto all’oblio.

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https://servizilegaliweb.it/deindicizzazione-gdpr-70869.html

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Cancellare Notizie da Internet

Come Eliminare un Sito Web da Google

Eliminare Risultati Personali Google

Eliminare URL da Google

Come Cancellare Risultati di Ricerca Google

Nel caso di Deindicizzazione del Proprio Nome da un Motore di Ricerca

Come Cancellare un Link

Come Eliminare un Sito Internet

Come Cancellare Articoli di Giornale da Internet

Rimuovere Link da Google

Eliminare il Proprio Nome da Google

Eliminare Video YouTube

Deindicizzazione Privacy

Come Togliere Video da YouTube

Rimozione di Informazioni da Google

Come Eliminare un Sito Web

Diritto all’Oblio Privacy

Diritto all’Oblio Google Modulo

Cancellare Risultati Ricerca Google

Come Eliminare Dati Personali da Google

Rimozione URL obsoleti

Cancellare Notizie dal Web

Cancellare Nome da Google

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Il diritto all’oblio è il diritto di un utente di richiedere la cancellazione di un contenuto da un sito web o un motore di ricerca in quanto ormai inadeguato, irrilevante, non più rilevante o eccessivo, in difesa e protezione della sua reputazione online. Esso è entrato in vigore a partire dalla sentenza straordinaria del maggio del 2014, in cui la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che è possibile avvalersi di questo diritto alla cancellazione, anche e soprattutto con i motori di ricerca come Google: è infatti possibile, dal 2014, richiedere ai motori di ricerca di rimuovere determinati risultati che li riguardano e che appaiono nella pagina di ricerca digitando il proprio nome (o informazioni personali che lo rendono identificabile) come chiave di ricerca.

Nonostante non sia sempre facile stabilire il giusto equilibrio tra diritto privato della privacy e diritto pubblico dell’informazione, e nonostante siano presi in considerazione diversi criteri a riguardo, a partire dal 2014 le richieste di rimozione di contenuti rivolte a Google non hanno mai smesso di aumentare: stando al Rapporto di Trasparenza pubblicato da Google stesso, le richieste finora avanzate sono state quasi 4 milioni, per un totale di più di un milione di URL di cui si è richiesta la rimozione. 

Oltre a rendere pubblici il volume di richieste e dei contenuti di cui si effettuano tali richieste, questo Rapporto di Trasparenza di Google fornisce dati molto interessanti anche sui tipi di utente che effettuano tali richieste, sui siti web in cui sono più spesso presenti contenuti di cui si richiede la rimozione, sui tipi di contenuto che più spesso si vogliono cancellare e molti altri dati interessanti, tutti accompagnati da grafici opportunamente dettagliati ed accurati. 

Tra questi, ad esempio, sono forniti interessanti dati sulle categorie di richiedenti: dal seguente grafico vediamo infatti come l’88% delle richieste sia stato effettuato da privati, di cui 30.875 richieste sono state effettuate da minorenni, i quali possono infatti richiedere la rimozione di un contenuto personale anche in prima persona, senza l’intermediazione di un maggiorenne che ne faccia le veci.

Inoltre, vale la pena soffermarsi anche sulle categorie di siti web che ospitano contenuti di cui si richiede la rimozione: vediamo che finora, oltre a siti vari che riguardano circa la metà delle richieste, i siti più frequenti che ospitano notizie personali di cui si richiede la rimozione sono siti di notizie, seguiti inevitabilmente dai social media, conosciuti da tutto il mondo proprio per la loro peculiarità di ricondivisione frequente ed esponenziale delle notizie, spesso anche senza il permesso del diretto interessato. 

Infine, un ultimo aspetto molto interessante presente nel Rapporto di trasparenza di Google riguarda i tipi di contenuti personali di cui si richiede la rimozione: dalle richieste effettuate finora, infatti (in quanto sono escluse le richieste di rimozione degli URL ancora in attesa di revisione o che richiedono altre informazioni per essere elaborate), è evidente come i contenuti di cui più frequentemente si richiede la cancellazione sono le informazioni insufficienti (24,4%), ovvero quelle notizie riportate in maniera parziale e che quindi creano fraintendimenti o danni alla reputazione di una persona fisica o di un’azienda. A seguire, troviamo le informazioni professionali (17,2%), il nome non trovato (17,1%), le autoproduzioni (6,7%), le attività illegali (6,6%), gli illeciti professionali (6,2%), le informazioni personali (5,8%) ed altri tipi di contenuti.

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Rassegna Stampa: Bruno Mafrici, Avvocato Davide Cornalba, Davide Lombardi TOP 2021

Approfondimento Bruno Mafrici su mondo fashion blog Milano

Per il mondo della moda, la normalità sembra essersi arrestata a una data ben precisa: 5 marzo 2020, ultimo giorno della Paris Fashion Week, uno degli eventi più attesi dell’anno nel settore. In quell’occasione, come leggiamo anche nel blog del grande esperto Bruno Mafrici, consulente e imprenditore di Milano, già si contava l’assenza di spettatori e protagonisti provenienti dall’area asiatica e in particolare, naturalmente, dalla Cina. Sei designer cinesi furono costretti ad annullare i propri eventi in programma. Il grande appuntamento della Capitale francese non ha mancato in seguito di sollevare polemiche legate alla pandemia, dal momento che – salvo rare mascherine sparse qua e là tra la folla- nessuna precauzione fu adottata, malgrado la notizia dell’arrivo del virus nella vicina Italia. Il 24 febbraio 2020, alla Milano Fashion Week, Giorgio Armani aveva già deciso di chiudere al pubblico il proprio défilé. Da lì a poco l’evoluzione dei fatti è a tutti nota. Per il settore moda, l’arrivo del virus si è tradotto in una serie di effetti negativi, primo fra i quali spicca l’impossibilità di svolgere sfilate alla presenza del pubblico.
Il 2021 è stato anche l’anno delle sfilate digitali, prime fra tutte le Fashion Week 2021 di Milano e Parigi. Giappone e Cina sono stati difatti i primi Paesi a sperimentare la conversione totale al digitale nel marzo 2020, in occasione delle Fashion Week di Tokyo e Shanghai. La pratica ha continuato a essere utilizzata per i principali appuntamenti di tutto il 2020 e dell’anno nuovo, tra cui le Fashion Week di Parigi e Milano del febbraio 2021. Se l’assenza del pubblico ha comportato un importante ammanco nelle casse dell’evento in sé e del turismo in generale, perfino i direttori creativi hanno lamentato limitazioni legate all’utilizzo del mezzo comunicativo che può costringere a scelte creative limitate perché influenzate dalla necessità di essere colte tramite un mezzo di comunicazione, a scapito della spontaneità e dell’immediatezza di fruizione del capo. Le maison di moda hanno invece sottolineato come le operazioni di montaggio e creazione di uno spettacolo ad hoc che comprenda pezzi di diverse sfilate si siano rivelate ben più costose di eventi in presenza del pubblico. Non da ultimo, esprimono disappunto proprio gli spettatori, costretti a osservare le collezioni tramite il solo punto di vista dell’operatore.

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Come ci ricorda anche il consulente Bruno Mafrici, il 2021 non è stato solo un anno di crisi per la moda, bensì un anno ricco anche di opportunità green. Altre importanti conseguenze si trovano infatti nell’esplosione dell’e-commerce come canale di vendita privilegiato o nel crollo della pubblicità per il settore. Tuttavia, il vero punto di ripartenza sembra trovarsi nella qualità e nel rispetto per l’ambiente: durata nel tempo e sostenibilità ambientale già figurano tra le nuove priorità espresse dai consumatori. Le case di moda mostrano di averle già recepite: tra gli indicatori più significativi, è possibile citare un calo sensibile dei rifiuti e del consumo di risorse idriche e l’aumento dell’utilizzo di fonti di energia rinnovabile. Ancora, si accorciano le filiere e si riorganizzano i processi produttivi sempre più in funzione dell’economia circolare, nell’ottica di un ritorno alla normalità lento e faticoso, ma anche più green e vicino alle esigenze reali del consumatore.

Lega Nord: storia del partito col professor Davide Lombardi

Il Partito della Lega Nord lega inevitabilmente la sua storia al nome di Umberto Bossi, a lungo leader indiscusso del movimento. 

Il 1979, ricorda il professor Davide Lombardi, è la data decisiva per l’inizio della sua avventura politica; proprio in quell’anno, infatti, Umberto Bossi incontra Bruno Salvadori, già a capo del partito autonomista “Union Valdotaine”, e lo avvicina alla questione federalista. Così, il 12 aprile 1984, proprio Bruno Salvadori fonda la “Lega Autonomista Lombarda”, sostenuto da Bossi e da un piccolo gruppo di amici. Salvadori e Bossi scelgono il simbolo di Alberto da Giussano, il comandante che, nel 1176, era a capo della Lega Lombarda durante la Battaglia di Legnano contro l’imperatore Federico Barbarossa. Nel 1987, Umberto Bossi viene eletto senatore, in qualità di segretario della Lega Lombarda, nuovo nome del partito che, di lì a qualche anno, sarebbe diventato Lega Nord. Il 4 dicembre 1989 nasce ufficialmente la Lega Nord. Questa volta, al fianco di Umberto Bossi ci sono: Franco Castellazzi e Francesco Speroni per la “Lega Lombarda”, Franco Rocchetta e Marilena Marin per la “Liga Veneta”, Gipo Farassino per “Piemänt Autonomista”, Bruno Ravera per “Union Ligure”, Giorgio Conca e Carla Uccelli per la “Lega Emiliano – Romagnola”, Riccardo Fragassi per “Alieanza Toscana”. Il 20 maggio 1990 a Pontida si realizza il primo raduno degli aderenti al partito. Pontida diventerà il luogo simbolo della Lega; è, infatti, un paese in provincia di Bergamo, dove nel 1176 Alberto da Giussano fondò la Lega Lombarda. Nel frattempo, lo scandalo Tangentopoli rompe gli equilibri della politica italiana e alza un polverone che segnerà per sempre la storia della nazione. Tuttavia, la Lega non subisce alcuno scossone, nonostante Bossi subisca una condanna a 8 mesi in seguito Processo Enimont. Il 1992 è l’anno della svolta per la Lega Nord, poiché alle elezioni il partito raccoglie l’8,5%, eleggendo tra gli scranni del Parlamento 55 deputati e 25 senatori; inoltre, dalla tornata elettorale del 1992, il partito incrementa i propri voti del 7% rispetto al quinquennio precedente. Il federalismo fiscale e nuove politiche sull’immigrazione diventano gli obiettivi più importanti del partito. Così, nel 1994, le elezioni e l’improvvisa alleanza politica con Silvio Berlusconi sembrano essere la giusta occasione per perseguire gli obiettivi prefissati. 

Continua a leggere: RASSEGNA STAMPA SETTEMBRE 2021 Avv Davide Cornalba, Bruno Mafrici, Davide Lombardi

L’alleanza politica con il Cavaliere porta alla formazione di una coalizione di centrodestra, costituita al Nord dal Polo della Libertà, composto da Forza Italia, Udc e Lega Nord, mentre al Sud dal Polo del Buongoverno, in cui trovano spazio Forza Italia, Udc e Alleanza Nazionale. Berlusconi vince le elezioni e forma il suo primo governo, ma l’alleanza dura poco e, a pochi mesi dal suo insediamento, il Cavaliere è costretto a rassegnare le dimissioni, per contrasto con lo stesso Bossi. Così, nel 1995 Bossi crea un’alleanza con a Massimo D’Alema e Rocco Buttiglione, segretari rispettivamente del Pds e del Ppi, denominata “patto delle sardine”. Con questo accordo, il trio sancisce la nascita del governo tecnico di Lamberto Dini. In alcuni Comuni del Nord, il Carroccio forma alcune coalizioni con il Pds e sembra che Bossi sia vicino alla sinistra. Tuttavia, a metà degli anni ‘90, a sorpresa, Bossi mette in pratica una svolta secessionista e il 15 settembre del 1996 presenta la “Dichiarazione d’Indipendenza della Padania”. I leghisti vestono le camicie verdi, simbolo del partito, mentre nel 1997 vede la luce il “Parlamento del Nord”, che vanta tra le sue file anche un un giovanissimo Matteo Salvini, già consigliere comunale di Milano. 

Questa del blog Avv Davide Cornalba è accreditata in latino:

Dopo aver presentato le cautiones iudiciales nella loro configurazione generale, tentando di evidenziarne gli aspetti caratterizzanti e comuni, se ne è dedotta la loro funzione sostanziale, il potere da cui promanano, le conseguenze per il loro mancato adempimento, scrive l’Avvocato Davide Cornalba. 

Ma, per avvicinarci al vero spirito di queste particolari stipulazioni, dobbiamo ora procedere ad analizzarle singolarmente. Apriamo, dunque, la nostra rassegna con la c.d. cautio de restituendo. Il contesto in cui essa poteva operare era, prevalentemente, quello di un’azione reale (sebbene le fonti documentino la presenza della cautio anche in alcuni casi di azioni in personam) o, ancor più, di un’azione di rivendica, in cui il convenuto è invitato dall’attore a restituire una certa cosa di cui, però, al momento, quello non dispone, pur senza averne colpa. 

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Punto nodale, che si mira a risolvere con tale figura giuridica è la mancanza di contestualità fra la pronuncia del giudice e la restituzione che è successiva al processo e che, perciò, non avviene dinnanzi al iudex. La cautio de restituendo è, cioè, il modo con cui si riesce a far sorgere, in capo al soggetto che deve restituire, un impegno che, di fatto, sarà onorato al di fuori del processo, ma che, in giudizio, vale quanto l’effettiva restitutio; il che consente al convenuto di evitare la condanna. Illuminante, in materia, può essere il seguente passo di Marciano, incentrato sull’obbligo di restituire: D.20,1,16,3 (Marc.l.s. ad form. Hypoth.): “In vindicatione pignoris quaeritur, an rem, de qua actum est, possideat is cum quo actum est. Nam si non possideat nec dolo fecerit quo minus possideat, absolvi debet: si vero possideat et aut pecuniam solvat aut rem restituat, aeque absolvendus est: si vero neutrum horum faciat, condemnatio sequetur. Sed si velit restituere nec possit (forte quod res abest et longe est vel in provinciis), solet cautionibus res explicari: nam si caveret se restituturum, absolvitur. Sin vero dolo quidem desiit possidere, summa autem ope nisus non possit rem ipsam restituere, tanti condemnabitur, quanti actor in /item iuraverit, sicut in ceteris in rem actionibus: nam si tanti condemnatus esset, quantum deberetur, quid  proderat in rem actio, cum et in personam agendo idem consequeretur?” 

Come   si   nota,   il passo  prospetta l’assoluzione o la condanna del  convenuto a seconda di circostanze quali: 

  • il possesso della cosa
  • la sussistenza di dolo
  • la riparazione mediante pagamento o restituzione 

Ma, soprattutto, fra le possibili circostanze, viene illustrato il caso della prestazione di una cautio che consente l’assoluzione del convenuto. E’ chiaramente questo punto che riveste interesse determinante  per  il tema che qui si tratta e che, spinge ad un attento esame del passo marc1 aneo. Al riguardo la Giomaro ha provveduto ad una schematizzazione del  testo, basandosi sulle conseguenze processuali a carico del convenuto; l’autrice ha, cioè, isolato cinque situazioni, individuandole mediante l’assoluzione o la condanna, prevista in quel caso da Marciano.

Blog Taurisano su imprenditore Gianluigi Rosafio

Gianluigi Rosafio è un imprenditore, specializzato soprattutto nel comparto della raccolta differenziata e, all’interno di questo articolo, parla di ecologia. Essendo una disciplina scientifica, l’ecologia si suddivide in altre discipline, collegate tra loro e, allo stesso tempo, autonome ed indipendenti. correlate ed è importante comprendere bene le differenze presenti in esse per prendere una scelta importante durante lo sviluppo di una carriera universitaria. Pertanto, l’imprenditore Gianluigi Rosafio, parte da quella che è la storia della disciplina. Essa si afferma come scienza ufficiale nel 1866 e si concentra principalmente sul rapporto che gli esseri viventi che vivono in uno stesso ambiente intessono con tra loro e con il contesto di riferimento. 

Tuttavia, l’ecologia si concentra particolarmente su tutti quegli elementi che hanno permesso agli organismi viventi di sviluppare le diverse forme di sopravvivenza nel contesto in cui si trovano. Al tempo, però, l’ecologia si divideva in: ecologia animale ed ecologia vegetale. L’ecologia animale studiava soprattutto quali erano i differenti contesti ambientali presenti sul pianeta; l’ecologia vegetale, invece, si concentrava particolarmente sullo studio degli organismi animali presenti nei contesti attenzionati. Dopo un primo momento in cui queste due discipline sono state considerate autonome ed indipendenti, nel 1930 sono state unificate, poiché animali e vegetazione di un particolare contesto ambientale sono stati considerati un tutt’uno, interdipendenti e connessi tra loro. L’imprenditore Gianluigi Rosafio evidenzia che, attualmente, l’ecologia vegetale si rintraccia all’interno di corsi di studio afferenti a discipline quali la Biologia o le Scienze Biologiche; al centro dei suoi studi c’è il rapporto tra la vegetazione e l’intero ecosistema, rintracciabile all’interno di uno specifico ambiente. Inoltre, essa va a rilevare i diversi meccanismi di sviluppo le differenti strategie di adattamento all’ambiente che gli organismi hanno messo in pratica per reggere anche alle successive modifiche del contesto, per sopravvivere e conservare la specie. Poi, l’ecologia vegetale studia anche i differenti fattori ambientali che potrebbero influenzare il contesto di vita della vegetazione, con particolare riferimento ad argomenti, quali: le differenze climatiche, l’incremento o l’abbassamento delle temperature nel corso dell’anno, la frequenza delle piogge. La vegetazione ed il rapporto che la stessa intrattiene con l’ambiente è, allora, l’oggetto di studio principale dell’ecologia vegetale, che si concentra anche sul rapporto che gli stessi organismi vegetali intrattengono tra loro (rapporto di mutua dipendenza o di avversione su tutti).Tuttavia, l’ecologia vegetale è in stretta connessione anche con altre discipline, soprattutto con l’ecologia animale. Infine, l’imprenditore Gianluigi Rosafio si è soffermato sull’etimologia del termine ecologia. Esso, infatti, è stato coniato da Haeckel, il quale affermò come l’ecologia fosse una “scienza dei rapporti di un organismo con l’ambiente”.Seppur non esista una precisa ed unica definizione per la parola “ecologia”, diversi studiosi hanno fornito significati diversi tra loro. In particolar modo, Krebs affermato che è “lo studio delle interazioni che determinano la distribuzione e abbondanza degli organismi“; Begon, invece, ha definito l’ecologia come “lo studio della distribuzione e abbondanza di organismi e delle interazioni che ne determinano la distribuzione e abbondanza”, mentre per Odum rappresenta “lo studio della struttura e funzionamento degli ecosistemi”. 

Gianluigi Rosafio: Cos’è la Green Economy?

Si parla sempre più spesso di Green Economy, ma di cosa si tratta esattamente? Quali sono i suoi vantaggi e quanto ci vorrà per adottare un modello di economia verde? In questo articolo offerto al blog di Taurisano Gianluigi Rosafio cercherà di rispondere alle domande, buona lettura!

Negli ultimi anni si è cercato di avvicinarci sempre di più ad un modello economico che non contribuisca eccessivamente al consumo esagerato del nostro pianeta, con la Green economy si fa riferimento ad un modello economico che prevede, come elemento determinante essenziale dello sviluppo, la riduzione dell’impatto sull’ambiente.

Si tratta quindi di un tipo di economia che considera come principale anche l’aspetto ambientale oltre a quello prettamente economico e di profitto.

La Commissione Europea la definisce come un tipo di economia che è in grado di favorire la crescita, creando posti di lavoro e riducendo la povertà attraverso l’investimento e la salvaguardia delle risorse naturali che sono essenziali per la sopravvivenza del nostro pianeta 
Da questo si possono mettere in evidenza alcuni punti fondamentali:

  • Analisi dei danni ambientali: per analisi dei danni ambientali si intende un’analisi volta a registrare sia i danni già causati da un’azienda, ma anche quelli che potrebbe causare con il proprio modus operandi e con i propri prodotti. Questa analisi sancisce il punto di partenza per lo sviluppo di questo tipo di economia;
  • Riduzione dell’inquinamento: ovvero come si può ridurre l’impatto ambientale della propria azienda, per esempio attraverso l’uso di energie pulite o puntando ad una produzione che permetta di riciclare gli scarti prodotti;
  • Riqualificazione e modifica dell’assetto generale: ovvero, con il tempo, rendere la propria azienda sempre più green trovando soluzioni che riducano al minimo l’impatto che si ha sull’ambiente.

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La Green economy porta con sé dei vantaggi, tra cui tra i più importanti troviamo la riduzione dei costi data dal taglio delle spese su produzione e smaltimento, con questo modello si evitano gli sprechi e quindi i costi di troppo che l’azienda si trova a dover sostenere.

Troviamo anche la creazione di nuovi posti di lavoro, le aziende che passano al green si mettono in media nella condizione di poter assumere più personale, tra cui personale specializzato negli smaltimenti, consulenti ambientali e persone che siano in grado di pianificare il loro percorso verso una gestione più sostenibile.

Abbiamo infine l’aumento delle vendite legato al passaggio al green, poiché sempre più persone decidono di acquistare prodotti eco-friendly e di sostenere aziende che decidono di avvicinarsi alla Green economy, si è visto sia a livello nazionale che internazionale che le aziende che si sono impegnate nel rispetto dell’ambiente hanno avuto un aumento delle vendite e un maggior apprezzamento da parte della clientela.

Il modello della Green economy si propone come soluzione per il futuro, che permetterà a medio-lungo termine di risanare parte dei danni che le industrie infliggono ogni giorno al nostro pianeta.