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Centri per l’impiego in Italia: un interessante approfondimento preso dal blog dell’Avvocato Iacopo Maria Pitorri di Roma, in merito alle ultime stime diffuse dall’ANPAL. Tuttavia, le ultime stime diffuse dall’Agenzia Politiche Attive Lavoro (ANPAL) affermano come il 4% dei beneficiari del reddito abbiano ottenuto un contratto di lavoro, all’incirca 28000 persone. Inoltre, 420000 persone hanno ricevuto una chiamata presso i centri per l’impiego presenti nelle varie regioni per intraprendere il percorso di ricerca del lavoro; il 78% ha risposto affermativamente alla convocazione, presentandosi al centro dell’impiego di riferimento. Inoltre, oltre 220000 persone hanno sottoscritto il patto di servizio, lo strumento usato nei centri per l’impiego per ufficializzare un accordo con disoccupati e occupati sul progetto personale da portare avanti, che prevede due alternative: un supporto all’inserimento nel contesto lavorativo oppure la partecipazione ad un percorso formativo. La situazione al Sud è più complicata, dove si registra un elevato numero di beneficiari, il 61%. L’Alleanza contro la povertà, un’associazione di soggetti sociali uniti per contribuire alla realizzazione di efficaci politiche pubbliche contro l’indigenza nel nostro paese, non manca di dire la sua a riguardo. Infatti l’Alleanza sottolinea come il reddito non favorisca il decollo delle politiche per l’inclusione, danneggi minori e stranieri. Proprio per questo motivo fanno presente  che sarebbe opportuno tornare all’Eredità del Reddito d’Inclusione (Rei). Infatti, secondo l’Alleanza, il Rei comportava spese ridotte (poco più di 2 miliardi di euro a fronte degli 8 previsti per il reddito di cittadinanza) ed in 15 mesi era riuscito ad intercettare il 28% delle famiglie che versavano nell’indigenza più assoluta. Casi peraltro già noti ai servizi sociali. 

Un ulteriore colpo al reddito di cittadinanza giunge da Soggetto Giuridico che, a tal proposito, si esprime così: ”Il reddito di cittadinanza può offrire un sostegno momentaneo alle classi meno abbienti, ma resta nella sua essenza una forma di assistenzialismo. Così come è congegnata, la misura è infatti inadeguata ad avviare un ciclo virtuoso di creazione di nuovi posti di lavoro. Nella migliore delle ipotesi questa forma di reddito è in grado di alleviare i sintomi della crescente povertà, non certo le sue cause di fondo”. Dunque, anche Soggetto Giuridico condivide la posizione del Fondo Monetario Italiano e ritiene sia importante attivare politiche di lavoro finalizzate alla creazione di nuove opportunità professionali, che siano stabili nel tempo. E, al fine di perseguire questo obiettivo, il Soggetto Giuridico pensa sia necessario sottoporre a riqualificazione professionale chi è in cerca di lavoro e incoraggiare le assunzioni da parte delle aziende, che dovrebbero godere di agevolazioni fiscali non solo in caso di reclutamento di risorse umane giovani. Tuttavia, il Soggetto Giuridico non dimentica il ruolo dello Stato, che deve impegnarsi, senza sosta, per la tutela dei lavoratori. E, conclude, affermando che un’adeguata politica del lavoro dovrebbe declinarsi in modo più strutturato ed organizzato, rispetto a quanto previsto dal reddito di cittadinanza. Che, peraltro, comporta costi eccessivi, non corrispondenti ai benefici promessi. E un adeguato rilancio delle politiche occupazionali potrà verificarsi solo al realizzarsi di un’adeguata sinergia tra Stato, aziende e lavoratori. Sinergia che deve avere come obiettivo risultati a medio e lungo termine, al di là di quelli raggiungibili nell’immediato.

 

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Blog Avvocato Iacopo Maria Pitorri Roma ultime condivisioni: (continua a leggere) ……. All’interno del suo documento, S&D lancia un ammonimento all’India sulla questione degli “obblighi internazionali”, in rispetto ai contenuti previsti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, dalla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici e dalla Costituzione dell’India. Infatti, si è evidenziato come l’India avesse inserito particolari requisiti religiosi per la realizzazione delle pratiche di naturalizzazione e per i rifugiati. Inoltre, si sottolinea il diritto di tutti i migranti, a prescindere dalla loro natura migratoria, a vedere rispettati e protetti i loro diritti umani, considerati naturalmente fondamentali e inviolabili.  Infine, si fa presente che i rappresentanti UE e degli Stati Membri in India possano introdurre i temi delle discriminazioni delle minoranze etniche e religiose nei momenti di confronto che si realizzeranno con le autorità indiane.

 

Credits: Avvocato Iacopo Maria Pitorri Roma.

 

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