Avv. Pitorri: no alle fake news e ai pregiudizi sull’immigrazione!

Avv. Pitorri: no alle fake news e ai pregiudizi sull’immigrazione!

Cose leggiamo su internet sull’immigrazione? Quali sono i rischi dell’informazione che circola in rete? Abbiamo contattato l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri – a detta di molti il miglior avvocato immigrazionista in Italia per commentare questi delicati temi in materia di immigrazione.

Ci sono molte cose da sapere sull’immigrazione: tanti, forse troppi aspetti vengono tralasciati dagli italiani stessi, che subiscono una vera e propria paura, vittime dei pregiudizi e degli stereotipi più diffusi. In questo senso, la lotta mediatica all’immigrazione passa dalle fake news: sempre più siti sul web trattano il tema in modo assolutamente approssimativo. Anche i Social Media sono diventati dei veri e propri luoghi pericolosi per le fake news. Anzi, ne sono il principale vettore. Perché vengono usati da milioni di persone solo in Italia, che condividono i post, che non si fermano a riflettere. Che non sanno più distinguere il vero dal falso.

AVVOCATO PITORRI: L’ELEVATO NUMERO DI FAKE NEWS CREA ALLARMISMI E PREGIUDIZI.

Dagli “immigrati ci rubano il lavoro” al grande classico “non pagano le tasse”, cadere nel tranello di una falsa percezione è sempre più comune. Sui Social Media, le notizie false sugli immigrati sono all’ordine del giorno. Non solo da blog o siti inaffidabili, provengono anche da pagine che “confezionano” immagini per aizzare il popolo italiano. 

Avvocato Pitorri: perché si hanno tanti pregiudizi nei confronti di immigrati?

Alcuni dei luoghi comuni più frequenti parlano di un elevato tasso di immigrati in Italia rispetto al resto dell’Europa. Ma è davvero così? Se si considerano tassi e dati diffusi dagli altri paesi europei, si scopre che è la Svezia ad avere il più alto numero di rifugiati sul proprio territorio. Presenta infatti 2 rifugiati ogni 100 abitanti, mentre l’Italia 2,4 rispetto a mille abitanti. Quante volte abbiamo sentito erroneamente il termine “invasione”? Un’invasione che, lo ricordiamo, non è la barbarica, la normanna, la vichinga: parliamo di persone che giungono qui via mare, alla ricerca di un aiuto, di una nuova vita.”

Quali difficoltà incontrano gli immigrati che vengono lasciati a se stessi?

Il rischio più frequente – risponde l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri – sugli immigrati è che non solo non possano integrarsi, ma che abbiano addirittura paura, che subiscano i pregiudizi e l’ignoranza del luogo. Ed è un problema sempre più diffuso, dal momento in cui non c’è davvero limite alla cattiveria, alle azioni disoneste.” 

Richiedere il permesso di soggiorno, ottenere la cittadinanza italiana, avere un lavoro, un luogo in cui vivere: ci riferiamo agli italiani che ci leggono, in questo momento. Tutte queste cose vi sembrano tanto “mostruose”, fuori da ogni logica? Forse non siamo più abituati a pensare al prossimo come nostro fratello, ma come un nemico da sconfiggere.

IL RUOLO DELL’AVVOCATO: UN CONSULENTE, UNA PERSONA DI FIDUCIA PER IL CITTADINO EXTRACOMUNITARIO

Spesso, gli immigrati sono costretti a chiedere aiuto a un avvocato – come Iacopo Maria Pitorri – che permette loro di abbattere l’ombra del pregiudizio, trovando un lavoro. Ma non è facile. Non è semplice. Perché il razzismo in Italia c’è, non va ignorato, ma combattuto, estirpato come un’erba cattiva. Ci siamo forse così presto dimenticati quando a essere gli immigrati eravamo noi?  

Cancellare Notizie da Google: Eliminare Notizie dai Risultati di Ricerca su Internet

SE DEVI CANCELLARE NOTIZIE DA GOOGLE CONTATTA CYBER LEX: info@cyberlex.net , telefono: 0639754846 

Cyber Lex è una società di servizi specializzata nella cancellazione di TUTTE LE NOTIZIE che ti riguardano dai motori di ricerca: gli avvocati ed i webmaster di Cyber Lex eliminano le notizie di reato obsolete, false, inesatte e diffamatorie – parliamo di CANCELLAZIONE TOTALE E DEFINITIVA di tutte le notizie dalle ricerche del nome Tuo o della Tua azienda. Non cancellare “un link alla volta”, affronta questo problema con serietà. Se vuoi sistemare la Tua reputazione DEFINITIVAMENTE devi cancellare tutte le informazioni indesiderate dalle ricerche Google, Bing, Yahoo!, elimina notizie ed informazioni personali. Richiedi l’intervento degli esperti:

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Diritto all’oblio e deindicizzazione: qual è la correlazione?

Il diritto all’oblio e la deindicizzazione sono due aspetti legati a doppio filo anche per chi vuole cancellare notizie da internet. La materia è abbastanza complessa e, inoltre, è recente: solo ed esclusivamente negli ultimi anni si sta parlando di diritto all’oblio, di rimozione di dati personali sul web, conseguentemente allo sviluppo tecnologico, giunto ormai a livelli elevati.

Nel momento in cui cerchiamo delle parole chiave specifiche – per esempio il proprio nome – sul motore di ricerca, vengono rimandate delle pagine specifiche, che si trovano in alcuni siti internet: blog, testate giornalistiche. Che cosa succede se non volessimo assolutamente che quei risultati vengano mostrati?

Possiamo appellarci ai motori di ricerca, quali Google, Yahoo o Bing. Nel momento in cui dovessero rigettare la richiesta, abbiamo il supporto del Garante della Privacy. Ma attenzione: i risultati vengono deindicizzati, ma non cancellati dal sito in cui sono presenti. L’archivio giornalistico, dunque, è protetto dal diritto di cronaca o di informazione, contrapposti al diritto all’oblio (https://www.garanteprivacy.it/regolamentoue/oblio

Notizie deindicizzate ma non cancellate: cosa significa?

Le notizie, dunque, vengono solo deindicizzate dai motori di ricerca: che cosa significa? Che rimangono nell’archivio giornalistico, dove non possono essere rimosse, a meno che non siano infondate e irrispettose. A offrire un chiarimento in tal senso è l’ordinanza del 19 maggio 2020 della Corte di Cassazione, n. 9147. La stessa Corte ci spiega che “il trascorrere del tempo, ai fini della configurazione del c.d. diritto all’oblio, si configura quale elemento costitutivo”, soprattutto se le notizie ormai sono state dimenticate o ignote alla generalità dei consociati. L’informazione, in ogni caso, non può essere quasi mai cancellata: rimane online, sì, anche se comunque non si può rintracciare mediante le parole chiave specifiche, come per esempio il nome dell’individuo.

Non si censura, ma si rispetta la democrazia

La censura è un aspetto che non può coesistere in un paese democratico che supporta nella propria costituzione il diritto alla cronaca. Il diritto all’oblio e l’archivio giornalistico, dunque, sono due aspetti che possono scontrarsi. La legge, da questo punto di vista, tutela ambedue gli aspetti. Avviene una sorta di bilanciamento: da una parte si rispetta l’individuo, dall’altra l’interesse pubblico. 

Bisogna trovare dunque un punto di incontro, fondamentale per rispettare i diritti di tutti. Non sempre è facile ed è per questo motivo che esiste il Garante della Privacy e per cui le sentenze non sono quasi mai definitive, ma possono sempre essere riprese per comprendere come venire incontro a tutti. 

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Questi sono i suggerimenti Google per rimuovere informazioni personali dal motore di ricerca

Cosa ci suggerisce Google per eliminare le nostre informazioni personali dal motore di ricerca? Scoprilo leggendo questo articolo. 

Capita a tutti di accorgersi che ci sono informazioni personali all’interno di un motore di ricerca o su di una specifica pagina web e di volerle cancellare. A volte pubblichiamo i nostri dati personali senza neanche accorgercene, autorizzando ogni tipologia di applicazione o inserendoli noi stessi in modalità pubblica su uno o più social network e da li ci vuole un attimo per vederli diventare di dominio pubblico. Google ci fornisce qualche indicazione su come rimuovere le nostre informazioni personali dal motore di ricerca e dormire sogni tranquilli. 

Hai bisogno dell’intervento di Google?

A volte può capitare che non si ha la possibilità di cancellare le informazioni direttamente e quindi dobbiamo affidarci a Google. Google ha una serie di Norme precise che tutelano la rimozione volontaria dai risultati di ricerca quindi il motore di ricerca ha la possibilità di eliminare informazioni personali dalle varie pagine web, le informazioni in questione sono:

  • Conti correnti bancari e numeri ad esso associati.
  • Numero di documenti di identità.
  • Informazioni e dati medici personali e riservati.
  • Immagini di firme scritte manualmente. 
  • Immagini di nudo oppure sessualmente esplicite che sono state condivise da una persona senza il consenso del proprietario.
  • Altre informazioni che possono comportare furto d’identità, danni specifici o frode finanziaria. 

Ci sono poi dei dati personali che invece non sono coperti da queste norme e che riguardano:

  • Numero di telefono
  • Indirizzo 
  • Data di nascita
  • Foto poco lusinghiere oppure indesiderate che ritraggono te e la tua abitazione o la tua famiglia
  • Post sui vari social network relativi ad una lesione recente.

Dove sono presenti queste informazioni?

Dopo aver verificato se le informazioni rientrano tra le norme di Google dovrai accertarti se sono presenti sul motore di ricerca, su un sito web o su entrambi. Ecco come puoi comportarti nei vari casi.

Solo su Google

Se le immagini o le informazioni sono mostrate solamente come completamento automatico della Ricerca Google allora dovrai fare una segnalazione. Se invece le informazioni non sono presenti sul sito web ma si mostrano ancora nella Ricerca Google dovrai recarti nella Search Console e presentare una richiesta di eliminazione dell’URL. 

Se si tratta dolo del sito web 

In questo caso Google non può fare assolutamente nulla dovrai contattare direttamente il proprietario del sito web o il web master e chiedere la rimozione delle informazioni.

Se invece sono su entrambi

All’interno della pagina risoluzione dei problemi potrai presentare una richiesta di rimozione. Per ogni caso perciò c’è una soluzione basta applicarla nel modo corretto. Ricapitolando:

eliminare url da Google

rimuovere ricerca Google

eliminare il proprio nome da Google

eliminare url da Google

come esercitare diritto all’oblio Google

diritto all’oblio GDPR

diritto all’oblio Google

richiesta di rimozione di risultati di ricerca ai sensi della legislazione europea

eliminare URL da Google

cancellarsi da Google

eliminare risultati personali da Google

togliere notizie da Google

cancellare articoli da Google

come farsi cancellare da Google

cancellare notizie da Google

come eliminare un sito web da Google

come cancellare articoli di giornale da internet

rimuovere url da ricerca Google

rimozione da Google di informazioni obsolete

diritto all’oblio come fare

deindicizzazione 

deindicizzazione del proprio nome da un motore di ricerca 

deindicizzazione nome motore di ricerca 

diritto all’oblio avvocato 

gdpr diritto alla cancellazione 

gdpr diritto all’oblio 

gdpr cancellazione dati 

diritto alla deindicizzazione gdpr 

come rimuovere un link da Google 

come eliminare da Google il proprio nome 

rimozione notizie di cronaca da Google 

cancellare notizie dai risultati di ricerca Google 

eliminare il proprio nome dalle ricerche Google 

come togliere una notizia da Google 

cancellarsi da Google 

rimuovere ricerca Google 

rimuovere url da ricerca Google 

come eliminare un sito da internet 

eliminare notizie da internet 

come non apparire su Google 

richiesta di rimozione Google ai sensi della legislazione europea 

eliminare il proprio nome da ricerche Google 

eliminare risultati di ricerca Google

https://ec.europa.eu/info/law/law-topic/data-protection/data-protection-eu_it

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La Privacy dei Dati Giuridici nelle Sentenze dei Tribunali Pubblicate Online.

Sentenze dei tribunali: come gestire la privacy?

La privacy di un individuo dovrebbe sempre essere rispettata, ma talvolta, soprattutto quando avviene un fatto di cronaca di interesse pubblico, le sentenze dei tribunali vengono pubblicate online e riportate dalle testate giornalistiche. È il diritto di cronaca o di informazione, fondamentale in una democrazia. Ma anche il diritto all’oblio è altrettanto importante. Qual è il punto di incontro, il bilanciamento tra le due parti?  Ci si può appellare al diritto all’oblio a seguito di una sentenza del tribunale? In taluni casi, è sempre consigliato farsi appoggiare e seguire da una consulenza legale dedicata. La privacy oggi è molto più a rischio rispetto al passato. È possibile l’oscuramento dei dati personali riguardo alla pubblicazione dei dati personali?

Privacy e pubblicazione delle sentenze

Per chi desidera rimuovere dei contenuti dai motori di ricerca, trovati attraverso query specifiche, è possibile compilare il modulo di diritto all’oblio: si può fare da soli, oppure con la tutela legale di un avvocato. La nostra società è ormai inevitabilmente condizionata dal web. L’oscuramento dei dati personali è un tema estremamente attuale. Nel momento in cui una sentenza va online, naturalmente sorgono dei dubbi: quali sono le conseguenze per la reputazione e la web identity di un soggetto? Bisogna capire un assunto importante: i provvedimenti giurisdizionali sono a tutti gli effetti dei documenti pubblici. L’Italia è uno stato democratico, che pone la libertà di pensiero e di cronaca nella propria Costituzione. Il problema è che, prima del web, i documenti erano sì pubblici, ma affissi dopo la procedura giudiziaria. Nessuno poteva vederli se, per esempio, erano pubblicati in un luogo distante. Con il web questo non accade: tutti possono accedervi in qualsiasi momento. Ed è qui che sorge il problema: sentenze 2.0.

Quando interviene il Garante della Privacy?

Il Garante della Privacy interviene nel momento in cui lo interpelliamo: per esempio, quando i motori di ricerca rigettano la richiesta di deindicizzazione di link, rimozione foto o altro. Inoltre, c’è da dire che sul web molte sentenze vengono anonimizzate, in modo tale da non riportare i dati personali degli individui. Proteggere la propria privacy è un diritto e non va mai dimenticato. In accordi con il proprio avvocato, si può certamente richiedere di rendere anonima la propria sentenza poco prima che sia affissa o vada online: è un passo in avanti per un futuro sì tecnologico, ma con un’attenzione speciale verso la privacy.

Data Breach e fuga di dati: cosa dice il GDPR?

Con lo sviluppo delle nuove tecnologie, è sempre più presente la possibilità di poter perdere i propri dati personali. Infatti, queste informazioni, non sono soltanto a rischio nella vita di tutti i giorni, a causa di furti o eventi avversi quali calamità o incidenti, ma sono tutti i giorni esposti a possibili minacce presenti nella rete. Basti pensare ai vari virus e malware che possono attaccare il nostro computer, oppure alla perdita di dispositivi informatici contenenti informazioni personali importanti. A proposito di questo problema appena descritto, è necessario parlare dei Data Breach. Che cosa sono? Si tratta di una violazione dei dati personali, che scaturisce nella loro perdita, distruzione, modifica, accesso o divulgazione pubblica, in modo illecito o accidentale. Proprio per evitare gli enormi rischi che possono essere causati da quanto detto, l’Unione europea presenta un regolamento in merito, nello specifico il numero 2016/679. Questo prende anche il nome di GDPR, ovvero General Data Protection Regulation. Prima di entrare nello specifico e andare a vedere quali sono le caratteristiche di questa fonte vincolante garantita dall’Unione europea, bisogna prima sapere cosa sono in generale i Regolamenti UE. Questi ultimi presentano peculiarità molto simili a quelle delle leggi italiane. Hanno una portata generale e, soprattutto, posseggono la diretta applicabilità. Questo significa che non è necessario un atto dello Stato che ne ordini l’esecuzione nell’ordinamento nazionale, perchè il regolamento si impone per forza propria, la sua applicazione è obbligatoria per tutti gli stati membri. 

Detto ciò, è facile comprendere che tutti i cittadini europei devono sottostare ed usufruire degli stessi provvedimenti che tutelano la fuga di dati personali. Abbiamo citato poco fa il famoso GDPR ed ora, a suo proposito, parleremo dell’articolo 33 contenuto in esso, relativo alla notifica di una violazione dei dati personali all’autorità di controllo. 

Articolo 33: cosa bisogna sapere

La notifica di violazione dei dati personali deve essere presentata all’ente competente entro 72 ore dal momento in cui si è venuti a conoscenza di questa. Se denunciata successivamente al periodo di tempo indicato, è necessaria una valida motivazione del ritardo. All’ente competente devono, inoltre, essere comunicate più informazioni possibili inerenti alla violazione della privacy: la natura di essa, le categorie e il numero approssimativo di interessanti in questione, e anche la possibili conseguenze. 

La notifica deve essere inviata alla mail del garante, qui di seguito indicata: protocollo@gpdp.it per la posta elettronica ordinaria e protocollo@pec.gpdp.it per quella certificata. 

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Il diritto all’oblio è ora attuabile anche senza il nome dell’interessato: è questa la decisione del Garante della privacy in merito all’attuazione del diritto all’oblio, fino a poco fa limitante in alcune sue caratteristiche. A partire dal 2019, però, successivamente ad un precedente scatenato da un professionista la cui reputazione su Google era in pericolo nonostante l’assenza del suo nome nella ricerca, il Garante della privacy ha ristabilito alcune regole, basandosi sul Regolamento Europeo

L’Autorità ha difatti specificato come sia diritto di un utente la cancellazione delle informazioni personali che lo riguardano anche solo se la persona è identificabile sulla base delle informazioni riportate online, a prescindere dalla presenza o meno del suo nome. In altre parole, è quindi possibile invocare il diritto all’oblio anche a partire da dati personali che non siano il nome e cognome ma che comunque identificano in qualche modo la persona interessata su Google.

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Fino a soli due anni fa, infatti, grazie al diritto all’oblio era possibile cancellare notizie personali dal motore di ricerca o da un sito web, solo nel caso in cui comparissero in modo diretto ed inequivocabile il nome ed il cognome del diretto interessato la cui web reputation era in pericolo. Tuttavia, è passato alla storia il procedimento di reclamo di un professionista che, all’inizio del 2019, aveva richiesto inutilmente a Google la rimozione di un contenuto reperibile online: questa notizia, nel caso specifico, ledeva la sua web reputation in modo del tutto inappropriato e non più aggiornato e veritiero, in quanto si trattava di una notizia risalente a 10 anni prima e che riguardava un rinvio a giudizio ormai concluso da tempo con una definitiva sentenza di assoluzione.

L’informazione non aggiornata, però, continuava a rimanere sul web e quindi a ledere la reputazione del diretto interessato, anche quando non si andava a cercare direttamente il suo nome ma semplicemente la sua qualifica, in quanto presidente della cooperativa coinvolta. Si trattava di un danno irreparabile e di un pregiudizio continuo non solo nei confronti della sua persona, ma anche della sua attività professionale che era quindi ormai continuamente pregiudicata da questa vecchia e ormai conclusa sentenza. 

L’utente in questione aveva quindi proceduto inizialmente con una classica richiesta di rimozione della URL a Google, respinta però con la motivazione che fosse inammissibile una richiesta di deindicizzazione per chiavi di ricerca che non includono il nome e il cognome di una persona fisica. 

Al rifiuto della richiesta, perciò, il professionista in questione non ha desistito e si è rivolto direttamente al Garante della Privacy, il quale, differentemente da Google, ha ritenuto fondata la sua richiesta di rimozione. Sulla base del regolamento europeo che definisce dato personale “qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile”, infatti, non è ritenuta informazione personale solo quella che identifica in modo diretto, con nome e cognome, una persona fisica, bensì anche le informazioni che la rendono per l’appunto “identificabile”. Riportando la Url in questione la qualifica di presidente di quella determinata cooperativa, quindi, essa rimandava in maniera inequivocabile all’interessato e quindi poteva essere cancellata. Per di più, il pregiudizio subìto dall’interessato non era più controbilanciato da un giustificato diritto di informazione pubblico, poiché si trattava di notizie ormai non più aggiornate e archiviate.

Per questi motivi, il Garante ha quindi ingiunto a Google di rimuovere la Url dai suoi risultati di ricerca e di comunicare entro trenta giorni le iniziative intraprese per attuare le indicazioni dell’Autorità Garante.

Nel caso in cui si trovino quindi delle informazioni che rimandano in maniera inequivocabile alla propria persona, anche non inserendo nella chiave di ricerca il diretto nome e cognome, è bene non procedere in maniera autonoma e rivolgersi piuttosto a dei professionisti del settore che procedano con l’attuazione del diritto alla cancellazione secondo il GDPR. Tra i migliori avvocati in quest’ambito, troviamo sicuramente quelli del team di Cyber Lex, i cui contatti si trovano a questo link e possono rispondere in maniera esaustiva a tutti i vostri dubbi e richieste in merito all’eliminazione delle informazioni personali da Google.

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Diritto all’oblio in caso di condanna: è sempre possibile cancellare notizie da Google?

Nel caso in cui un soggetto fosse stato condannato per un reato penale o civile, è possibile richiedere il diritto all’oblio? Se sì, come funziona? Per approfondire tale aspetto, è necessario capire che non bisogna scontrarsi con il diritto all’informazione o di cronaca,

Se da una parte l’interesse pubblico è sacrosanto, dall’altra anche il diritto all’oblio sul web va ugualmente rispettato. Molto spesso, i provvedimenti del Garante della Privacy o dei motori di ricerca stessi sono decisi in moto tale da rispettare ambedue i diritti. Non facile, certo, ma l’obiettivo finale è di non “scontentare” nessuno.

Richiedere il diritto all’oblio dopo che sono trascorsi anni da una sentenza di condanna è possibile: si invitano i motori di ricerca a deindicizzare dei link, che tuttavia permangono nell’archivio giornalistico del sito in cui sono presenti. Per rimuovere tali informazioni, diventa poi necessario rivolgersi alle autorità competenti. Osserviamo come agisce il Garante della Privacy, soprattutto quando accoglie le richieste di un soggetto e ingiunge i motori di ricerca nel cancellare determinati contenuti.

Provvedimenti del Garante della Privacy

Nel caso del provvedimento del 14 novembre 2019, abbiamo un soggetto che richiede esplicitamente di rimuovere delle notizie in primo piano su Google, riportate su una nota testata giornalistica. Cercando il suo nome, il primo risultato rimandato dal motore di ricerca è proprio la notizia in cui è riportata la sua condanna in primo grado: il procedimento penale, però, era pendente in appello.

La notizia era datata: ma che cosa significa “datata” in ambito giornalistico? Le notizie possono passare in secondo piano? Non c’è una vera e propria data di scadenza, ma dopo un po’ di tempo, si è soliti accogliere le richieste.

Il punto cruciale della questione è che il sistema giudiziario italiano si basa sulla reintegrazione nella società dell’individuo. Di conseguenza, avere una traccia di quanto successo, può comunque influire negativamente su questo aspetto, sulla reputazione.

Può essere utile anche prendere ad esempio il provvedimento del 26 settembre 2019. In questo caso il richiedente ha ricevuto riscontro da Bing, ma non da Google, riguardo la deindicizzazione di alcuni link in cui si riportavano delle notizie sul suo processo penale, avvenuto nel Tribunale di Milano, per i reati di associazione a delinquere e truffa aggravata. Il reclamo è stato accolto dal Garante della Privacy, soprattutto nei confronti di Google, che non aveva accettato la richiesta del diritto all’oblio.

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https://servizilegaliweb.it/deindicizzazione-gdpr-70869.html

https://servizilegaliweb.it/diritto-alloblio-costo-70910.html

https://servizilegaliweb.it/deindicizzazione-del-proprio-nome-da-un-motore-di-ricerca-70916.html

https://servizilegaliweb.it/rimuovere-informazioni-personali-da-google-70921.html

https://servizilegaliweb.it/richiesta-di-rimozione-di-risultati-di-ricerca-ai-sensi-della-legislazione-europea-70925.html

https://servizilegaliweb.it/quante-segnalazioni-ci-vogliono-per-eliminare-un-video-da-youtube-70932.html

https://servizilegaliweb.it/come-eliminare-risultati-dalla-ricerca-di-google-70901.html

https://servizilegaliweb.it/cancellare-notizie-da-internet-70942.html

https://servizilegaliweb.it/come-eliminare-un-sito-web-da-google-70950.html

https://servizilegaliweb.it/eliminare-risultati-personali-da-google-70954.html

https://servizilegaliweb.it/eliminare-url-da-google-70967.html

https://servizilegaliweb.it/come-cancellare-risultati-di-ricerca-google-71051.html

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https://servizilegaliweb.it/rimozione-contenuti-obsoleti-70975.html

https://servizilegaliweb.it/come-eliminare-un-sito-internet-70999.html

https://servizilegaliweb.it/rimuovere-link-da-google-71006.html

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SE DEVI CANCELLARE NOTIZIE DA GOOGLE CONTATTA CYBER LEX: info@cyberlex.net , telefono: 0639754846

Il diritto all’oblio è il diritto di un utente di richiedere la cancellazione di un contenuto da un sito web o un motore di ricerca in quanto ormai inadeguato, irrilevante, non più rilevante o eccessivo, in difesa e protezione della sua reputazione online. Esso è entrato in vigore a partire dalla sentenza straordinaria del maggio del 2014, in cui la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che è possibile avvalersi di questo diritto alla cancellazione, anche e soprattutto con i motori di ricerca come Google: è infatti possibile, dal 2014, richiedere ai motori di ricerca di rimuovere determinati risultati che li riguardano e che appaiono nella pagina di ricerca digitando il proprio nome (o informazioni personali che lo rendono identificabile) come chiave di ricerca.

Nonostante non sia sempre facile stabilire il giusto equilibrio tra diritto privato della privacy e diritto pubblico dell’informazione, e nonostante siano presi in considerazione diversi criteri a riguardo, a partire dal 2014 le richieste di rimozione di contenuti rivolte a Google non hanno mai smesso di aumentare: stando al Rapporto di Trasparenza pubblicato da Google stesso, le richieste finora avanzate sono state quasi 4 milioni, per un totale di più di un milione di URL di cui si è richiesta la rimozione. 

Oltre a rendere pubblici il volume di richieste e dei contenuti di cui si effettuano tali richieste, questo Rapporto di Trasparenza di Google fornisce dati molto interessanti anche sui tipi di utente che effettuano tali richieste, sui siti web in cui sono più spesso presenti contenuti di cui si richiede la rimozione, sui tipi di contenuto che più spesso si vogliono cancellare e molti altri dati interessanti, tutti accompagnati da grafici opportunamente dettagliati ed accurati. 

Tra questi, ad esempio, sono forniti interessanti dati sulle categorie di richiedenti: dal seguente grafico vediamo infatti come l’88% delle richieste sia stato effettuato da privati, di cui 30.875 richieste sono state effettuate da minorenni, i quali possono infatti richiedere la rimozione di un contenuto personale anche in prima persona, senza l’intermediazione di un maggiorenne che ne faccia le veci.

Inoltre, vale la pena soffermarsi anche sulle categorie di siti web che ospitano contenuti di cui si richiede la rimozione: vediamo che finora, oltre a siti vari che riguardano circa la metà delle richieste, i siti più frequenti che ospitano notizie personali di cui si richiede la rimozione sono siti di notizie, seguiti inevitabilmente dai social media, conosciuti da tutto il mondo proprio per la loro peculiarità di ricondivisione frequente ed esponenziale delle notizie, spesso anche senza il permesso del diretto interessato. 

Infine, un ultimo aspetto molto interessante presente nel Rapporto di trasparenza di Google riguarda i tipi di contenuti personali di cui si richiede la rimozione: dalle richieste effettuate finora, infatti (in quanto sono escluse le richieste di rimozione degli URL ancora in attesa di revisione o che richiedono altre informazioni per essere elaborate), è evidente come i contenuti di cui più frequentemente si richiede la cancellazione sono le informazioni insufficienti (24,4%), ovvero quelle notizie riportate in maniera parziale e che quindi creano fraintendimenti o danni alla reputazione di una persona fisica o di un’azienda. A seguire, troviamo le informazioni professionali (17,2%), il nome non trovato (17,1%), le autoproduzioni (6,7%), le attività illegali (6,6%), gli illeciti professionali (6,2%), le informazioni personali (5,8%) ed altri tipi di contenuti.

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Rassegna Stampa: Bruno Mafrici, Avvocato Davide Cornalba, Davide Lombardi TOP 2021

Approfondimento Bruno Mafrici su mondo fashion blog Milano

Per il mondo della moda, la normalità sembra essersi arrestata a una data ben precisa: 5 marzo 2020, ultimo giorno della Paris Fashion Week, uno degli eventi più attesi dell’anno nel settore. In quell’occasione, come leggiamo anche nel blog del grande esperto Bruno Mafrici, consulente e imprenditore di Milano, già si contava l’assenza di spettatori e protagonisti provenienti dall’area asiatica e in particolare, naturalmente, dalla Cina. Sei designer cinesi furono costretti ad annullare i propri eventi in programma. Il grande appuntamento della Capitale francese non ha mancato in seguito di sollevare polemiche legate alla pandemia, dal momento che – salvo rare mascherine sparse qua e là tra la folla- nessuna precauzione fu adottata, malgrado la notizia dell’arrivo del virus nella vicina Italia. Il 24 febbraio 2020, alla Milano Fashion Week, Giorgio Armani aveva già deciso di chiudere al pubblico il proprio défilé. Da lì a poco l’evoluzione dei fatti è a tutti nota. Per il settore moda, l’arrivo del virus si è tradotto in una serie di effetti negativi, primo fra i quali spicca l’impossibilità di svolgere sfilate alla presenza del pubblico.
Il 2021 è stato anche l’anno delle sfilate digitali, prime fra tutte le Fashion Week 2021 di Milano e Parigi. Giappone e Cina sono stati difatti i primi Paesi a sperimentare la conversione totale al digitale nel marzo 2020, in occasione delle Fashion Week di Tokyo e Shanghai. La pratica ha continuato a essere utilizzata per i principali appuntamenti di tutto il 2020 e dell’anno nuovo, tra cui le Fashion Week di Parigi e Milano del febbraio 2021. Se l’assenza del pubblico ha comportato un importante ammanco nelle casse dell’evento in sé e del turismo in generale, perfino i direttori creativi hanno lamentato limitazioni legate all’utilizzo del mezzo comunicativo che può costringere a scelte creative limitate perché influenzate dalla necessità di essere colte tramite un mezzo di comunicazione, a scapito della spontaneità e dell’immediatezza di fruizione del capo. Le maison di moda hanno invece sottolineato come le operazioni di montaggio e creazione di uno spettacolo ad hoc che comprenda pezzi di diverse sfilate si siano rivelate ben più costose di eventi in presenza del pubblico. Non da ultimo, esprimono disappunto proprio gli spettatori, costretti a osservare le collezioni tramite il solo punto di vista dell’operatore.

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Come ci ricorda anche il consulente Bruno Mafrici, il 2021 non è stato solo un anno di crisi per la moda, bensì un anno ricco anche di opportunità green. Altre importanti conseguenze si trovano infatti nell’esplosione dell’e-commerce come canale di vendita privilegiato o nel crollo della pubblicità per il settore. Tuttavia, il vero punto di ripartenza sembra trovarsi nella qualità e nel rispetto per l’ambiente: durata nel tempo e sostenibilità ambientale già figurano tra le nuove priorità espresse dai consumatori. Le case di moda mostrano di averle già recepite: tra gli indicatori più significativi, è possibile citare un calo sensibile dei rifiuti e del consumo di risorse idriche e l’aumento dell’utilizzo di fonti di energia rinnovabile. Ancora, si accorciano le filiere e si riorganizzano i processi produttivi sempre più in funzione dell’economia circolare, nell’ottica di un ritorno alla normalità lento e faticoso, ma anche più green e vicino alle esigenze reali del consumatore.

Lega Nord: storia del partito col professor Davide Lombardi

Il Partito della Lega Nord lega inevitabilmente la sua storia al nome di Umberto Bossi, a lungo leader indiscusso del movimento. 

Il 1979, ricorda il professor Davide Lombardi, è la data decisiva per l’inizio della sua avventura politica; proprio in quell’anno, infatti, Umberto Bossi incontra Bruno Salvadori, già a capo del partito autonomista “Union Valdotaine”, e lo avvicina alla questione federalista. Così, il 12 aprile 1984, proprio Bruno Salvadori fonda la “Lega Autonomista Lombarda”, sostenuto da Bossi e da un piccolo gruppo di amici. Salvadori e Bossi scelgono il simbolo di Alberto da Giussano, il comandante che, nel 1176, era a capo della Lega Lombarda durante la Battaglia di Legnano contro l’imperatore Federico Barbarossa. Nel 1987, Umberto Bossi viene eletto senatore, in qualità di segretario della Lega Lombarda, nuovo nome del partito che, di lì a qualche anno, sarebbe diventato Lega Nord. Il 4 dicembre 1989 nasce ufficialmente la Lega Nord. Questa volta, al fianco di Umberto Bossi ci sono: Franco Castellazzi e Francesco Speroni per la “Lega Lombarda”, Franco Rocchetta e Marilena Marin per la “Liga Veneta”, Gipo Farassino per “Piemänt Autonomista”, Bruno Ravera per “Union Ligure”, Giorgio Conca e Carla Uccelli per la “Lega Emiliano – Romagnola”, Riccardo Fragassi per “Alieanza Toscana”. Il 20 maggio 1990 a Pontida si realizza il primo raduno degli aderenti al partito. Pontida diventerà il luogo simbolo della Lega; è, infatti, un paese in provincia di Bergamo, dove nel 1176 Alberto da Giussano fondò la Lega Lombarda. Nel frattempo, lo scandalo Tangentopoli rompe gli equilibri della politica italiana e alza un polverone che segnerà per sempre la storia della nazione. Tuttavia, la Lega non subisce alcuno scossone, nonostante Bossi subisca una condanna a 8 mesi in seguito Processo Enimont. Il 1992 è l’anno della svolta per la Lega Nord, poiché alle elezioni il partito raccoglie l’8,5%, eleggendo tra gli scranni del Parlamento 55 deputati e 25 senatori; inoltre, dalla tornata elettorale del 1992, il partito incrementa i propri voti del 7% rispetto al quinquennio precedente. Il federalismo fiscale e nuove politiche sull’immigrazione diventano gli obiettivi più importanti del partito. Così, nel 1994, le elezioni e l’improvvisa alleanza politica con Silvio Berlusconi sembrano essere la giusta occasione per perseguire gli obiettivi prefissati. 

Continua a leggere: RASSEGNA STAMPA SETTEMBRE 2021 Avv Davide Cornalba, Bruno Mafrici, Davide Lombardi

L’alleanza politica con il Cavaliere porta alla formazione di una coalizione di centrodestra, costituita al Nord dal Polo della Libertà, composto da Forza Italia, Udc e Lega Nord, mentre al Sud dal Polo del Buongoverno, in cui trovano spazio Forza Italia, Udc e Alleanza Nazionale. Berlusconi vince le elezioni e forma il suo primo governo, ma l’alleanza dura poco e, a pochi mesi dal suo insediamento, il Cavaliere è costretto a rassegnare le dimissioni, per contrasto con lo stesso Bossi. Così, nel 1995 Bossi crea un’alleanza con a Massimo D’Alema e Rocco Buttiglione, segretari rispettivamente del Pds e del Ppi, denominata “patto delle sardine”. Con questo accordo, il trio sancisce la nascita del governo tecnico di Lamberto Dini. In alcuni Comuni del Nord, il Carroccio forma alcune coalizioni con il Pds e sembra che Bossi sia vicino alla sinistra. Tuttavia, a metà degli anni ‘90, a sorpresa, Bossi mette in pratica una svolta secessionista e il 15 settembre del 1996 presenta la “Dichiarazione d’Indipendenza della Padania”. I leghisti vestono le camicie verdi, simbolo del partito, mentre nel 1997 vede la luce il “Parlamento del Nord”, che vanta tra le sue file anche un un giovanissimo Matteo Salvini, già consigliere comunale di Milano. 

Questa del blog Avv Davide Cornalba è accreditata in latino:

Dopo aver presentato le cautiones iudiciales nella loro configurazione generale, tentando di evidenziarne gli aspetti caratterizzanti e comuni, se ne è dedotta la loro funzione sostanziale, il potere da cui promanano, le conseguenze per il loro mancato adempimento, scrive l’Avvocato Davide Cornalba. 

Ma, per avvicinarci al vero spirito di queste particolari stipulazioni, dobbiamo ora procedere ad analizzarle singolarmente. Apriamo, dunque, la nostra rassegna con la c.d. cautio de restituendo. Il contesto in cui essa poteva operare era, prevalentemente, quello di un’azione reale (sebbene le fonti documentino la presenza della cautio anche in alcuni casi di azioni in personam) o, ancor più, di un’azione di rivendica, in cui il convenuto è invitato dall’attore a restituire una certa cosa di cui, però, al momento, quello non dispone, pur senza averne colpa. 

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Punto nodale, che si mira a risolvere con tale figura giuridica è la mancanza di contestualità fra la pronuncia del giudice e la restituzione che è successiva al processo e che, perciò, non avviene dinnanzi al iudex. La cautio de restituendo è, cioè, il modo con cui si riesce a far sorgere, in capo al soggetto che deve restituire, un impegno che, di fatto, sarà onorato al di fuori del processo, ma che, in giudizio, vale quanto l’effettiva restitutio; il che consente al convenuto di evitare la condanna. Illuminante, in materia, può essere il seguente passo di Marciano, incentrato sull’obbligo di restituire: D.20,1,16,3 (Marc.l.s. ad form. Hypoth.): “In vindicatione pignoris quaeritur, an rem, de qua actum est, possideat is cum quo actum est. Nam si non possideat nec dolo fecerit quo minus possideat, absolvi debet: si vero possideat et aut pecuniam solvat aut rem restituat, aeque absolvendus est: si vero neutrum horum faciat, condemnatio sequetur. Sed si velit restituere nec possit (forte quod res abest et longe est vel in provinciis), solet cautionibus res explicari: nam si caveret se restituturum, absolvitur. Sin vero dolo quidem desiit possidere, summa autem ope nisus non possit rem ipsam restituere, tanti condemnabitur, quanti actor in /item iuraverit, sicut in ceteris in rem actionibus: nam si tanti condemnatus esset, quantum deberetur, quid  proderat in rem actio, cum et in personam agendo idem consequeretur?” 

Come   si   nota,   il passo  prospetta l’assoluzione o la condanna del  convenuto a seconda di circostanze quali: 

  • il possesso della cosa
  • la sussistenza di dolo
  • la riparazione mediante pagamento o restituzione 

Ma, soprattutto, fra le possibili circostanze, viene illustrato il caso della prestazione di una cautio che consente l’assoluzione del convenuto. E’ chiaramente questo punto che riveste interesse determinante  per  il tema che qui si tratta e che, spinge ad un attento esame del passo marc1 aneo. Al riguardo la Giomaro ha provveduto ad una schematizzazione del  testo, basandosi sulle conseguenze processuali a carico del convenuto; l’autrice ha, cioè, isolato cinque situazioni, individuandole mediante l’assoluzione o la condanna, prevista in quel caso da Marciano.

Blog Taurisano su imprenditore Gianluigi Rosafio

Gianluigi Rosafio è un imprenditore, specializzato soprattutto nel comparto della raccolta differenziata e, all’interno di questo articolo, parla di ecologia. Essendo una disciplina scientifica, l’ecologia si suddivide in altre discipline, collegate tra loro e, allo stesso tempo, autonome ed indipendenti. correlate ed è importante comprendere bene le differenze presenti in esse per prendere una scelta importante durante lo sviluppo di una carriera universitaria. Pertanto, l’imprenditore Gianluigi Rosafio, parte da quella che è la storia della disciplina. Essa si afferma come scienza ufficiale nel 1866 e si concentra principalmente sul rapporto che gli esseri viventi che vivono in uno stesso ambiente intessono con tra loro e con il contesto di riferimento. 

Tuttavia, l’ecologia si concentra particolarmente su tutti quegli elementi che hanno permesso agli organismi viventi di sviluppare le diverse forme di sopravvivenza nel contesto in cui si trovano. Al tempo, però, l’ecologia si divideva in: ecologia animale ed ecologia vegetale. L’ecologia animale studiava soprattutto quali erano i differenti contesti ambientali presenti sul pianeta; l’ecologia vegetale, invece, si concentrava particolarmente sullo studio degli organismi animali presenti nei contesti attenzionati. Dopo un primo momento in cui queste due discipline sono state considerate autonome ed indipendenti, nel 1930 sono state unificate, poiché animali e vegetazione di un particolare contesto ambientale sono stati considerati un tutt’uno, interdipendenti e connessi tra loro. L’imprenditore Gianluigi Rosafio evidenzia che, attualmente, l’ecologia vegetale si rintraccia all’interno di corsi di studio afferenti a discipline quali la Biologia o le Scienze Biologiche; al centro dei suoi studi c’è il rapporto tra la vegetazione e l’intero ecosistema, rintracciabile all’interno di uno specifico ambiente. Inoltre, essa va a rilevare i diversi meccanismi di sviluppo le differenti strategie di adattamento all’ambiente che gli organismi hanno messo in pratica per reggere anche alle successive modifiche del contesto, per sopravvivere e conservare la specie. Poi, l’ecologia vegetale studia anche i differenti fattori ambientali che potrebbero influenzare il contesto di vita della vegetazione, con particolare riferimento ad argomenti, quali: le differenze climatiche, l’incremento o l’abbassamento delle temperature nel corso dell’anno, la frequenza delle piogge. La vegetazione ed il rapporto che la stessa intrattiene con l’ambiente è, allora, l’oggetto di studio principale dell’ecologia vegetale, che si concentra anche sul rapporto che gli stessi organismi vegetali intrattengono tra loro (rapporto di mutua dipendenza o di avversione su tutti).Tuttavia, l’ecologia vegetale è in stretta connessione anche con altre discipline, soprattutto con l’ecologia animale. Infine, l’imprenditore Gianluigi Rosafio si è soffermato sull’etimologia del termine ecologia. Esso, infatti, è stato coniato da Haeckel, il quale affermò come l’ecologia fosse una “scienza dei rapporti di un organismo con l’ambiente”.Seppur non esista una precisa ed unica definizione per la parola “ecologia”, diversi studiosi hanno fornito significati diversi tra loro. In particolar modo, Krebs affermato che è “lo studio delle interazioni che determinano la distribuzione e abbondanza degli organismi“; Begon, invece, ha definito l’ecologia come “lo studio della distribuzione e abbondanza di organismi e delle interazioni che ne determinano la distribuzione e abbondanza”, mentre per Odum rappresenta “lo studio della struttura e funzionamento degli ecosistemi”. 

Gianluigi Rosafio: Cos’è la Green Economy?

Si parla sempre più spesso di Green Economy, ma di cosa si tratta esattamente? Quali sono i suoi vantaggi e quanto ci vorrà per adottare un modello di economia verde? In questo articolo offerto al blog di Taurisano Gianluigi Rosafio cercherà di rispondere alle domande, buona lettura!

Negli ultimi anni si è cercato di avvicinarci sempre di più ad un modello economico che non contribuisca eccessivamente al consumo esagerato del nostro pianeta, con la Green economy si fa riferimento ad un modello economico che prevede, come elemento determinante essenziale dello sviluppo, la riduzione dell’impatto sull’ambiente.

Si tratta quindi di un tipo di economia che considera come principale anche l’aspetto ambientale oltre a quello prettamente economico e di profitto.

La Commissione Europea la definisce come un tipo di economia che è in grado di favorire la crescita, creando posti di lavoro e riducendo la povertà attraverso l’investimento e la salvaguardia delle risorse naturali che sono essenziali per la sopravvivenza del nostro pianeta 
Da questo si possono mettere in evidenza alcuni punti fondamentali:

  • Analisi dei danni ambientali: per analisi dei danni ambientali si intende un’analisi volta a registrare sia i danni già causati da un’azienda, ma anche quelli che potrebbe causare con il proprio modus operandi e con i propri prodotti. Questa analisi sancisce il punto di partenza per lo sviluppo di questo tipo di economia;
  • Riduzione dell’inquinamento: ovvero come si può ridurre l’impatto ambientale della propria azienda, per esempio attraverso l’uso di energie pulite o puntando ad una produzione che permetta di riciclare gli scarti prodotti;
  • Riqualificazione e modifica dell’assetto generale: ovvero, con il tempo, rendere la propria azienda sempre più green trovando soluzioni che riducano al minimo l’impatto che si ha sull’ambiente.

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La Green economy porta con sé dei vantaggi, tra cui tra i più importanti troviamo la riduzione dei costi data dal taglio delle spese su produzione e smaltimento, con questo modello si evitano gli sprechi e quindi i costi di troppo che l’azienda si trova a dover sostenere.

Troviamo anche la creazione di nuovi posti di lavoro, le aziende che passano al green si mettono in media nella condizione di poter assumere più personale, tra cui personale specializzato negli smaltimenti, consulenti ambientali e persone che siano in grado di pianificare il loro percorso verso una gestione più sostenibile.

Abbiamo infine l’aumento delle vendite legato al passaggio al green, poiché sempre più persone decidono di acquistare prodotti eco-friendly e di sostenere aziende che decidono di avvicinarsi alla Green economy, si è visto sia a livello nazionale che internazionale che le aziende che si sono impegnate nel rispetto dell’ambiente hanno avuto un aumento delle vendite e un maggior apprezzamento da parte della clientela.

Il modello della Green economy si propone come soluzione per il futuro, che permetterà a medio-lungo termine di risanare parte dei danni che le industrie infliggono ogni giorno al nostro pianeta.

Bruno Mafrici su restyling e Milano Digital Week 2021

Grazie all’evoluzione costante e repentina delle tecnologie digitali, il mondo dell’ufficio è quello che sta vivendo i cambiamenti più visibili e concreti. Connessioni più veloci, realizzazione di operazioni un tempo impossibili anche solo da pensare hanno permesso un importante cambio di passo nel mondo del lavoro. Proprio l’ambiente professionale è quello che, negli ultimi anni, ha conosciuto l’evoluzione più importante, con l’ufficio ad essere al centro di questo cambiamento. Infatti, la disposizione fisica degli spazi di lavoro si sta adattando alle nuove modalità nell’esplicare la propria attività professionale diventando, allo stesso tempo, uno stimolo per il cambiamento e per la promozione di nuove forme di interazione. Pertanto, design e architettura sono le discipline essenziali, in grado di favorire il continuo restyling degli ambienti di lavoro e dell’ufficio in particolare.

Sulla base di queste premesse, nel blog di Bruno Mafrici, imprenditore di Milano, abbiamo letto questo interessante approfondimento sul convegno, organizzato in occasione della Milano Digital Week 2021, dal tema “Workspace: Riprogettare l’ufficio di domani”, sulla scia di “2021 Progettare la Nuova Ospitalità”, che si era svolto a metà gennaio. L’intervento di diversi professionisti, ha permesso ai partecipanti di poter prendere consapevolezza della questione, tenendo in considerazione i differenti aspetti. Pertanto, sono intervenuti imprenditori, ricercatori, politici e analisti, senza dimenticare la presenza di alcuni architetti, specializzati in progettazione di uffici.

Dopo l’introduzione del tema del convegno, partendo dalla riflessione quanto mai attuale “lavoro in presenza o da remoto?”, il convegno si è intrattenuto su quello che sarà “l’ufficio di domani”, cioè “soprattutto luogo di incontro dove generare nuove idee, sicuro ed efficiente, ma anche piacevole e attrattivo, mentre il lavoro individuale potrà continuare a essere svolto da remoto”. In questa prima parte del convegno, i temi più dibattuti sono stati i seguenti: i nuovi tempi, spazi e modi di lavoro, senza però favorire l’isolamento domestico; i vantaggi economici, ambientali e in tema di sostenibilità, in relazione allo smart working; il comparto dell’arredamento, come tema centrale in grado di favorire questa evoluzione; “l’ibridazione digitale dei luoghi di lavoro e l’importanza di coniugare tecnologia, dati e insight per seguire le nuove necessità emergenti”. La seconda parte del summit online, invece, ha dato spazio agli architetti che, grazie  alla messa a punto di progetti innovativi, stanno rivoluzionando l’ambiente dell’ufficio. In questa seconda tranche, invece, i temi fondamentali sono stati: la pandemia “da difficoltà ad opportunità”, perché “se lo smart working è per ora una costrizione, in futuro sarà un vantaggio da sfruttare per aziende e lavoratori”.

Dunque, come abbiamo avuto modo di leggere sul blog di Bruno Mafrici, all’orizzonte si staglia la necessità di ripensare allo spazio dell’ufficio, in termini di efficienza ed adeguatezza; l’importanza che l’ufficio nasconde, nonostante la pandemia allontani i lavoratori da questo luogo simbolo, ma esso resta “lo spazio fisico che ha il potere di favorire incontri casuali, scambi di idee e confronti inaspettati”; un’analisi degli stili di vita attuali, in modo da progettare edifici sempre più innovativi; edifici come “social network”, di grandi dimensioni, ma “i luoghi di lavoro del futuro saranno più flessibili, avranno un’atmosfera più personale e saranno più attenti all’individuo”; la progettazione dei nuovi edifici, che dovranno promuovere la collaborazione e incoraggiare l’emersione dei nuovi talenti, perché i processi di lavoro siano più efficienti e tecnologicamente supportati al meglio. A conclusione del convegno, è stato presentato un Case History, che ha illustrato ai partecipanti un concreto progetto per la città di Milano, in grado di perseguire efficienza ed ecosostenibilità, al fine di guardare in modo nuovo al mondo della progettazione degli uffici. 

L’assunzione zinco è in grado di ripristinare i valori normali?

Lo zinco è un minerale coinvolto nel metabolismo di carboidrati, lipidi, proteine ed acidi nucleici. Nell’organismo di un individuo adulto sono presenti circa di 2 grammi di zinco, una quantità piuttosto ridotta.

Questo minerale è necessario per il funzionamento degli ormoni tra cui l’insulina, l’ormone della crescita, gli ormoni tiroidei e gli ormoni sessuali. E’ inoltre fondamentale per il benessere delle membrane cellulari e per la divisione cellulare.

L’importanza delle funzioni cui questo minerale assolve fa comprendere che qualora si andasse incontro a carenza di zinco bisognerebbe comprenderne le cause ed agire per il suo corretto ripristino. Inoltre, è necessario ricordare come lo zinco non sia uguale all’ossido di zinco. Quest’ultimo si trova nel minerale della zincite ed ha ottime proprietà antinfiammatorie.

Cause della carenza di zinco

Ciascun individuo potrebbe andare incontro ad episodi di carenza di zinco dovuti a diverse cause. Tra queste si annovera l’alcolismo cronico, responsabile del cattivo assorbimento dello zinco, dato che l’alcool ha la proprietà di liberare il fegato dallo zinco depositato, eliminandolo attraverso le urine.

La causa più comune di carenza di zinco è l’alimentazione. Ci sono alcune componenti tra cui il calcio, il ferro, il rame oppure determinati cereali crudi che hanno la capacità di portare ad un cattivo assorbimento dello zinco da parte dell’intestino.

Altri ostacoli al cattivo assorbimento dello zinco potrebbero essere i farmaci ed il fumo. I primi e in particolare quelli corticosteroidi, antidepressivi e diuretici, sono capaci di abbassare il livello di zinco in maniera determinante, mentre il fumo potrebbe portare a carenza di zinco in quanto la sigaretta produce un minerale tossico che può interferire con la capacità dell’organismo di utilizzare lo zinco.

Ripristinare i valori di zinco con l’alimentazione

Chi va incontro ad episodi di carenza di questo minerale dovrebbe lavorare sulla propria alimentazione, scegliendo cibi che sono ricchi di zinco. Prima di tutto sarebbe preferibile decidere di consumare degli alimenti naturali e biologici, dunque poco lavorati e privi di eccessive quantità di prodotti chimici.

Coronavirus: medici in ferie forzate, con lockdown a rischio indennizzo C&P: “I nostri legali a lavoro per tutelare un diritto sancito dalla Corte Suprema”

Ai medici non direttamente coinvolti nell’emergenza Covid-19, il lockdown può essergli costato tempo e denaro. “Costretti” dal datore di lavoro a prendere ferie pregresse forzate, non avranno alcun diritto all’indennizzo per “ferie non godute” riconosciuto qualche settimana fa da una sentenza della Corte Suprema. A denunciare questa situazione sono i legali di Consulcesi & Partners, secondo i quali si è venuto a creare un potenziale paradosso. “Questa situazione da un lato determina un periodo di forzoso riposo neppure equiparabile ai benefici previsti in caso di libera fruizione delle ferie e, dall’altro, viene ad incidere sul potenziale diritto di richiedere la monetizzazione per le ferie pregresse non potute godere in passato per responsabilità dell’azienda”, spiegano i legali.

 A inizio luglio la Corte di Cassazione si è pronunciata con una sentenza storica per i professionisti sanitari. A seguito dell’ordinanza n. 13613 pubblicata il 2 luglio scorso, i giudici hanno riconosciuto ai medici il rimborso economico per le ferie non godute, non per scelta del professionista, fornendo così un’interpretazione della normativa interna sempre più conforme alle direttive europee in materia. “Con questa sentenza –  commenta Consulcesi & Partners – viene riconosciuto un diritto fondamentale. Oggi, infatti, è possibile richiedere il risarcimento del pregiudizio patito dal medico ogni qual volta sia dimostrato che non abbia potuto usufruire del previsto periodo di ferie, per motivi estranei alla sua condotta e quindi imputabili all’amministrazione. Il diritto all’indennità sostitutiva potrà essere reclamato soltanto al termine del suo rapporto di lavoro, dimostrando di non averne potuto godere per motivi tutti riconducibili ad esigenze aziendali, ovvero a carenze organizzative che ne hanno impedito l’agevole fruizione”.

 L’emergenza Covid-19 rischia di vanificare questo importante risultato. Molte aziende sanitarie, infatti, hanno dovuto utilizzare lo strumento delle ferie forzate per ovviare al periodo di blocco delle attività imposto a causa della pandemia. Questo nonostante, in linea di principio, nessuna norma autorizzerebbe il datore di lavoro a collocare in ferie il lavoratore in deroga alle previsioni stabilite dai CCNL di riferimento. Il diritto irrinunciabile alle ferie è garantito dall’art. 36 co. 3 della nostra Costituzione e peraltro emerge anche nella Direttiva 2003/88/CEE, del 4 novembre 2003.

 Su questo non dovrebbero esserci deroghe. Neanche l’emergenza coronavirus può essere considerata come un’eccezione alla regola generale, nemmeno con il DPCM del 08.03.2020, il quale ha stabilito che qualora non sia possibile ricorrere al lavoro agile, le amministrazioni possono utilizzare vari strumenti per “giustificare” l’assenza, tra i quali il ricorso alle ferie pregresse. Secondo i legali di C&P, anche se è comprensibile che molte strutture sanitarie abbiamo optato per le ferie forzate per preservare lo stipendio del lavoratore, questo ha però danneggiato ulteriormente il medico nei suoi diritti “Così facendo non solo il dipendente è stato posto in riposo forzato che, è bene ricordarlo, è cosa ben diversa dalle ferie, ma rischia di veder compromesso il potenziale diritto a ottenere la monetizzazione delle ferie non godute in caso di cessazione del rapporto di lavoro”, dicono i legali. 

La questione delle ferie forzate durante il fermo per Covid-19 è controversa e C&P sta analizzando la situazione per poter essere sempre al fianco dei medici e sostenerli nell’esercizio della loro professione. Per ottenere più informazioni è possibile rivolgersi a Consulcesi & Partners che risponde al numero verde 800.122.777 o sul sito www.consulcesiandpartners.it.

Ufficio stampa Consulcesi Cell: 380 46 48 501

GOSSIP OGGI: Pedro Pascal col “baby” di Mandalurian – Lodovica Mairè Rogati ha il fidanzato? – A Roma Luis Molteni – CONTINUA A LEGGERE !

Pedro Pascal Gossip Fidanzato di Lodovica Mairè Rogati ???

Ci segnalano i colleghi del blog di cinema le nuove foto di Lodovica Mairè Rogati al circolo tennis di Roma insieme all’attore Luis Molteni: “Di recente – si legge nel blog abbiamo avvistato Luis Molteni insieme alla collega attrice Lodovica Mairè Rogati presso un prestigioso circolo tennis di Roma!” Anche se no ricordate avevamo parlato della giovane attrice romana di origini britanniche attraverso questo link: Lodovica Mairè Rogati Fidanzato . “Tra Lodovica e Luis – si legge nell’articolo -c’è una sincera amicizia e, per il momento, pare, non ci sono indiscrezioni in merito ad un eventuale sodalizio professionale anche se nel campo dello spettacolo…mai dire mai!” I due avevano già recitato insieme nella seconda stagione del Commissario Manara in onda nel 2010 su Raiuno!

SI MA… PEDRO PASCAL ?? L’attore (si vocifera ancora sia il fidanzato di Lodovica Rogati?) al momento impegnato con l’Emmy di Ludwig Goransson anche se, per lui, l’impegno più grande è con la seconda stagione di The Mandalorian: “adoro il mio Baby Yoda” ha dichiarato in una recente intervista su Cinematographe.it

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Per dare una sferzata di energia in più al rientro in ufficio, SanTHÈ Sant’Anna ha la riposta giusta. Con originali gusti che uniscono le benefiche virtù della frutta alle proprietà energizzanti e purificanti del tè, Sant’Anna propone i gusti benessere di SanTHÈ, bevande dissetanti e a ridotto contenuto calorico, preziosi alleati per chi ama prendersi cura di sé e rendere speciale ogni momento del giorno, al lavoro o nel tempo libero. SanTHÈ Sant’Anna Zenzero e Limone – novità sfiziosa che esalta il gusto del volersi bene e unisce al gusto tutta la leggerezza Sant’Anna. Lo zenzero e il limone sono due ingredienti considerati rimedi naturali: le tradizioni orientali dicono che assunti insieme gli effetti benefici aumentino, rendendo questo binomio una bevanda buona e ricca di proprietà per la salute. SanTHÈ Sant’Anna Melograno – preparato con vero infuso di thè verde in Acqua Sant’Anna conquisterà chi ama prendersi cura di sé senza rinunciare al piacere. In aggiunta, il melograno dalla numerose proprietà benefiche: con i suoi chicchi color rubino e il gusto dolce di origine mediorientale è molto apprezzato nel campo della medicina naturale, soprattutto unito alle proprietà del thè verde. Melograno e Limone-Zenzero sono gli imperdibili gusti della gamma SanTHÈ Sant’Anna che risponde all’esigenza di benessere del consumatore moderno e dinamico, offrendogli una bevanda naturalissima: il tè è prodotto con il metodo tradizionale dell’infusione, in acqua Sant’Anna. Sono bevande naturali, senza glutine, senza conservanti o coloranti.

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Sviluppare un sito web con Shopify

Hai intenzione di aprire uno shop online ma non sai da dove incominciare? E soprattutto, non conosci i linguaggi di programmazione né le piattaforme per l’e-commerce attualmente esistenti? Niente paura, oggi vogliamo proporti come sviluppare un sito web con Shopify, una piattaforma per il commercio su internet tra le più sicure e performanti, in grado di aiutarti ad espandere il tuo business. Innanzitutto occorre chiarire una cosa: nonostante Shopify sia una piattaforma intuitiva e dall’aspetto professionale, se non vi sentite preparati tecnicamente per la realizzazione di un e-commerce forse è meglio rivolgersi ad un programmatore Shopify o ad una software house. Ciò detto, già scrivevamo sul blog di Giovanni De Pierro, iniziamo a vedere come funziona la piattaforma per creare negozio elettronico. Il grande vantaggio di usare Shopify è innanzitutto nel fatto che non dovrete spendere per una piattaforma proprietaria e, almeno per il suo funzionamento base, non è necessario possedere delle grandi doti di programmatore. Recandosi sul sito Shopify infatti, tutto ciò che dovrete fare è iscriversi e , una volta dentro, accedere alle scelte che dovranno andare a comporre il vostro e-commerce. Ciò che vi verrà chiesto è: inserire tutti i dati fondamentali dello shop online, scegliere il tema grafico, inserire i prodotti da esporre nella vetrina virtuale corredati di descrizioni dettagliate e prezzi e infine specificare le modalità di pagamento e di spedizione. Sarà poi Shopify stesso ad occuparsi della gestione del carrello e della pagina dei checkout per gli acquisti. Fino ad ora sempre tutto facile, e in effetti lo è. Sviluppare un sito web con Shopify di per sé è semplice, ma se desideri avere un e-commerce molto più performanti e dall’aspetto professionale, dovrai comunque rivolgerti ad un programmatore scoppiai o ad una web agency che si occupa di promuovere i tuoi prodotti su internet. Questo perché questa piattaforma sfrutta il linguaggio CMS, che include numerosissimi plugin Shopify a pagamento in grado di potenziare notevolmente le funzionalità del tuo sito e di conseguenza aiutarti ad espandere ulteriormente le tue vendite. Le software house solitamente, oltre ad avere programmatori Shopify esperti e preparati, conosce a menadito tutte le funzionalità della piattaforma e il suo linguaggio, così da velocizzare di molto la realizzazione di un e-commerce efficiente e altamente performance. Infine c’è da sottolineare che Shopify mette a disposizione anche la propria app e quindi rende ulteriormente accessibile la piattaforma di gestione e il tuo shop online anche su smartphone e in generale dispositivi portatili.