Rassegna Stampa: Bruno Mafrici, Avvocato Davide Cornalba, Davide Lombardi TOP 2021

Approfondimento Bruno Mafrici su mondo fashion blog Milano

Per il mondo della moda, la normalità sembra essersi arrestata a una data ben precisa: 5 marzo 2020, ultimo giorno della Paris Fashion Week, uno degli eventi più attesi dell’anno nel settore. In quell’occasione, come leggiamo anche nel blog del grande esperto Bruno Mafrici, consulente e imprenditore di Milano, già si contava l’assenza di spettatori e protagonisti provenienti dall’area asiatica e in particolare, naturalmente, dalla Cina. Sei designer cinesi furono costretti ad annullare i propri eventi in programma. Il grande appuntamento della Capitale francese non ha mancato in seguito di sollevare polemiche legate alla pandemia, dal momento che – salvo rare mascherine sparse qua e là tra la folla- nessuna precauzione fu adottata, malgrado la notizia dell’arrivo del virus nella vicina Italia. Il 24 febbraio 2020, alla Milano Fashion Week, Giorgio Armani aveva già deciso di chiudere al pubblico il proprio défilé. Da lì a poco l’evoluzione dei fatti è a tutti nota. Per il settore moda, l’arrivo del virus si è tradotto in una serie di effetti negativi, primo fra i quali spicca l’impossibilità di svolgere sfilate alla presenza del pubblico.
Il 2021 è stato anche l’anno delle sfilate digitali, prime fra tutte le Fashion Week 2021 di Milano e Parigi. Giappone e Cina sono stati difatti i primi Paesi a sperimentare la conversione totale al digitale nel marzo 2020, in occasione delle Fashion Week di Tokyo e Shanghai. La pratica ha continuato a essere utilizzata per i principali appuntamenti di tutto il 2020 e dell’anno nuovo, tra cui le Fashion Week di Parigi e Milano del febbraio 2021. Se l’assenza del pubblico ha comportato un importante ammanco nelle casse dell’evento in sé e del turismo in generale, perfino i direttori creativi hanno lamentato limitazioni legate all’utilizzo del mezzo comunicativo che può costringere a scelte creative limitate perché influenzate dalla necessità di essere colte tramite un mezzo di comunicazione, a scapito della spontaneità e dell’immediatezza di fruizione del capo. Le maison di moda hanno invece sottolineato come le operazioni di montaggio e creazione di uno spettacolo ad hoc che comprenda pezzi di diverse sfilate si siano rivelate ben più costose di eventi in presenza del pubblico. Non da ultimo, esprimono disappunto proprio gli spettatori, costretti a osservare le collezioni tramite il solo punto di vista dell’operatore.

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Come ci ricorda anche il consulente Bruno Mafrici, il 2021 non è stato solo un anno di crisi per la moda, bensì un anno ricco anche di opportunità green. Altre importanti conseguenze si trovano infatti nell’esplosione dell’e-commerce come canale di vendita privilegiato o nel crollo della pubblicità per il settore. Tuttavia, il vero punto di ripartenza sembra trovarsi nella qualità e nel rispetto per l’ambiente: durata nel tempo e sostenibilità ambientale già figurano tra le nuove priorità espresse dai consumatori. Le case di moda mostrano di averle già recepite: tra gli indicatori più significativi, è possibile citare un calo sensibile dei rifiuti e del consumo di risorse idriche e l’aumento dell’utilizzo di fonti di energia rinnovabile. Ancora, si accorciano le filiere e si riorganizzano i processi produttivi sempre più in funzione dell’economia circolare, nell’ottica di un ritorno alla normalità lento e faticoso, ma anche più green e vicino alle esigenze reali del consumatore.

Lega Nord: storia del partito col professor Davide Lombardi

Il Partito della Lega Nord lega inevitabilmente la sua storia al nome di Umberto Bossi, a lungo leader indiscusso del movimento. 

Il 1979, ricorda il professor Davide Lombardi, è la data decisiva per l’inizio della sua avventura politica; proprio in quell’anno, infatti, Umberto Bossi incontra Bruno Salvadori, già a capo del partito autonomista “Union Valdotaine”, e lo avvicina alla questione federalista. Così, il 12 aprile 1984, proprio Bruno Salvadori fonda la “Lega Autonomista Lombarda”, sostenuto da Bossi e da un piccolo gruppo di amici. Salvadori e Bossi scelgono il simbolo di Alberto da Giussano, il comandante che, nel 1176, era a capo della Lega Lombarda durante la Battaglia di Legnano contro l’imperatore Federico Barbarossa. Nel 1987, Umberto Bossi viene eletto senatore, in qualità di segretario della Lega Lombarda, nuovo nome del partito che, di lì a qualche anno, sarebbe diventato Lega Nord. Il 4 dicembre 1989 nasce ufficialmente la Lega Nord. Questa volta, al fianco di Umberto Bossi ci sono: Franco Castellazzi e Francesco Speroni per la “Lega Lombarda”, Franco Rocchetta e Marilena Marin per la “Liga Veneta”, Gipo Farassino per “Piemänt Autonomista”, Bruno Ravera per “Union Ligure”, Giorgio Conca e Carla Uccelli per la “Lega Emiliano – Romagnola”, Riccardo Fragassi per “Alieanza Toscana”. Il 20 maggio 1990 a Pontida si realizza il primo raduno degli aderenti al partito. Pontida diventerà il luogo simbolo della Lega; è, infatti, un paese in provincia di Bergamo, dove nel 1176 Alberto da Giussano fondò la Lega Lombarda. Nel frattempo, lo scandalo Tangentopoli rompe gli equilibri della politica italiana e alza un polverone che segnerà per sempre la storia della nazione. Tuttavia, la Lega non subisce alcuno scossone, nonostante Bossi subisca una condanna a 8 mesi in seguito Processo Enimont. Il 1992 è l’anno della svolta per la Lega Nord, poiché alle elezioni il partito raccoglie l’8,5%, eleggendo tra gli scranni del Parlamento 55 deputati e 25 senatori; inoltre, dalla tornata elettorale del 1992, il partito incrementa i propri voti del 7% rispetto al quinquennio precedente. Il federalismo fiscale e nuove politiche sull’immigrazione diventano gli obiettivi più importanti del partito. Così, nel 1994, le elezioni e l’improvvisa alleanza politica con Silvio Berlusconi sembrano essere la giusta occasione per perseguire gli obiettivi prefissati. 

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L’alleanza politica con il Cavaliere porta alla formazione di una coalizione di centrodestra, costituita al Nord dal Polo della Libertà, composto da Forza Italia, Udc e Lega Nord, mentre al Sud dal Polo del Buongoverno, in cui trovano spazio Forza Italia, Udc e Alleanza Nazionale. Berlusconi vince le elezioni e forma il suo primo governo, ma l’alleanza dura poco e, a pochi mesi dal suo insediamento, il Cavaliere è costretto a rassegnare le dimissioni, per contrasto con lo stesso Bossi. Così, nel 1995 Bossi crea un’alleanza con a Massimo D’Alema e Rocco Buttiglione, segretari rispettivamente del Pds e del Ppi, denominata “patto delle sardine”. Con questo accordo, il trio sancisce la nascita del governo tecnico di Lamberto Dini. In alcuni Comuni del Nord, il Carroccio forma alcune coalizioni con il Pds e sembra che Bossi sia vicino alla sinistra. Tuttavia, a metà degli anni ‘90, a sorpresa, Bossi mette in pratica una svolta secessionista e il 15 settembre del 1996 presenta la “Dichiarazione d’Indipendenza della Padania”. I leghisti vestono le camicie verdi, simbolo del partito, mentre nel 1997 vede la luce il “Parlamento del Nord”, che vanta tra le sue file anche un un giovanissimo Matteo Salvini, già consigliere comunale di Milano. 

Questa del blog Avv Davide Cornalba è accreditata in latino:

Dopo aver presentato le cautiones iudiciales nella loro configurazione generale, tentando di evidenziarne gli aspetti caratterizzanti e comuni, se ne è dedotta la loro funzione sostanziale, il potere da cui promanano, le conseguenze per il loro mancato adempimento, scrive l’Avvocato Davide Cornalba. 

Ma, per avvicinarci al vero spirito di queste particolari stipulazioni, dobbiamo ora procedere ad analizzarle singolarmente. Apriamo, dunque, la nostra rassegna con la c.d. cautio de restituendo. Il contesto in cui essa poteva operare era, prevalentemente, quello di un’azione reale (sebbene le fonti documentino la presenza della cautio anche in alcuni casi di azioni in personam) o, ancor più, di un’azione di rivendica, in cui il convenuto è invitato dall’attore a restituire una certa cosa di cui, però, al momento, quello non dispone, pur senza averne colpa. 

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Punto nodale, che si mira a risolvere con tale figura giuridica è la mancanza di contestualità fra la pronuncia del giudice e la restituzione che è successiva al processo e che, perciò, non avviene dinnanzi al iudex. La cautio de restituendo è, cioè, il modo con cui si riesce a far sorgere, in capo al soggetto che deve restituire, un impegno che, di fatto, sarà onorato al di fuori del processo, ma che, in giudizio, vale quanto l’effettiva restitutio; il che consente al convenuto di evitare la condanna. Illuminante, in materia, può essere il seguente passo di Marciano, incentrato sull’obbligo di restituire: D.20,1,16,3 (Marc.l.s. ad form. Hypoth.): “In vindicatione pignoris quaeritur, an rem, de qua actum est, possideat is cum quo actum est. Nam si non possideat nec dolo fecerit quo minus possideat, absolvi debet: si vero possideat et aut pecuniam solvat aut rem restituat, aeque absolvendus est: si vero neutrum horum faciat, condemnatio sequetur. Sed si velit restituere nec possit (forte quod res abest et longe est vel in provinciis), solet cautionibus res explicari: nam si caveret se restituturum, absolvitur. Sin vero dolo quidem desiit possidere, summa autem ope nisus non possit rem ipsam restituere, tanti condemnabitur, quanti actor in /item iuraverit, sicut in ceteris in rem actionibus: nam si tanti condemnatus esset, quantum deberetur, quid  proderat in rem actio, cum et in personam agendo idem consequeretur?” 

Come   si   nota,   il passo  prospetta l’assoluzione o la condanna del  convenuto a seconda di circostanze quali: 

  • il possesso della cosa
  • la sussistenza di dolo
  • la riparazione mediante pagamento o restituzione 

Ma, soprattutto, fra le possibili circostanze, viene illustrato il caso della prestazione di una cautio che consente l’assoluzione del convenuto. E’ chiaramente questo punto che riveste interesse determinante  per  il tema che qui si tratta e che, spinge ad un attento esame del passo marc1 aneo. Al riguardo la Giomaro ha provveduto ad una schematizzazione del  testo, basandosi sulle conseguenze processuali a carico del convenuto; l’autrice ha, cioè, isolato cinque situazioni, individuandole mediante l’assoluzione o la condanna, prevista in quel caso da Marciano.

Blog Taurisano su imprenditore Gianluigi Rosafio

Gianluigi Rosafio è un imprenditore, specializzato soprattutto nel comparto della raccolta differenziata e, all’interno di questo articolo, parla di ecologia. Essendo una disciplina scientifica, l’ecologia si suddivide in altre discipline, collegate tra loro e, allo stesso tempo, autonome ed indipendenti. correlate ed è importante comprendere bene le differenze presenti in esse per prendere una scelta importante durante lo sviluppo di una carriera universitaria. Pertanto, l’imprenditore Gianluigi Rosafio, parte da quella che è la storia della disciplina. Essa si afferma come scienza ufficiale nel 1866 e si concentra principalmente sul rapporto che gli esseri viventi che vivono in uno stesso ambiente intessono con tra loro e con il contesto di riferimento. 

Tuttavia, l’ecologia si concentra particolarmente su tutti quegli elementi che hanno permesso agli organismi viventi di sviluppare le diverse forme di sopravvivenza nel contesto in cui si trovano. Al tempo, però, l’ecologia si divideva in: ecologia animale ed ecologia vegetale. L’ecologia animale studiava soprattutto quali erano i differenti contesti ambientali presenti sul pianeta; l’ecologia vegetale, invece, si concentrava particolarmente sullo studio degli organismi animali presenti nei contesti attenzionati. Dopo un primo momento in cui queste due discipline sono state considerate autonome ed indipendenti, nel 1930 sono state unificate, poiché animali e vegetazione di un particolare contesto ambientale sono stati considerati un tutt’uno, interdipendenti e connessi tra loro. L’imprenditore Gianluigi Rosafio evidenzia che, attualmente, l’ecologia vegetale si rintraccia all’interno di corsi di studio afferenti a discipline quali la Biologia o le Scienze Biologiche; al centro dei suoi studi c’è il rapporto tra la vegetazione e l’intero ecosistema, rintracciabile all’interno di uno specifico ambiente. Inoltre, essa va a rilevare i diversi meccanismi di sviluppo le differenti strategie di adattamento all’ambiente che gli organismi hanno messo in pratica per reggere anche alle successive modifiche del contesto, per sopravvivere e conservare la specie. Poi, l’ecologia vegetale studia anche i differenti fattori ambientali che potrebbero influenzare il contesto di vita della vegetazione, con particolare riferimento ad argomenti, quali: le differenze climatiche, l’incremento o l’abbassamento delle temperature nel corso dell’anno, la frequenza delle piogge. La vegetazione ed il rapporto che la stessa intrattiene con l’ambiente è, allora, l’oggetto di studio principale dell’ecologia vegetale, che si concentra anche sul rapporto che gli stessi organismi vegetali intrattengono tra loro (rapporto di mutua dipendenza o di avversione su tutti).Tuttavia, l’ecologia vegetale è in stretta connessione anche con altre discipline, soprattutto con l’ecologia animale. Infine, l’imprenditore Gianluigi Rosafio si è soffermato sull’etimologia del termine ecologia. Esso, infatti, è stato coniato da Haeckel, il quale affermò come l’ecologia fosse una “scienza dei rapporti di un organismo con l’ambiente”.Seppur non esista una precisa ed unica definizione per la parola “ecologia”, diversi studiosi hanno fornito significati diversi tra loro. In particolar modo, Krebs affermato che è “lo studio delle interazioni che determinano la distribuzione e abbondanza degli organismi“; Begon, invece, ha definito l’ecologia come “lo studio della distribuzione e abbondanza di organismi e delle interazioni che ne determinano la distribuzione e abbondanza”, mentre per Odum rappresenta “lo studio della struttura e funzionamento degli ecosistemi”. 

Gianluigi Rosafio: Cos’è la Green Economy?

Si parla sempre più spesso di Green Economy, ma di cosa si tratta esattamente? Quali sono i suoi vantaggi e quanto ci vorrà per adottare un modello di economia verde? In questo articolo offerto al blog di Taurisano Gianluigi Rosafio cercherà di rispondere alle domande, buona lettura!

Negli ultimi anni si è cercato di avvicinarci sempre di più ad un modello economico che non contribuisca eccessivamente al consumo esagerato del nostro pianeta, con la Green economy si fa riferimento ad un modello economico che prevede, come elemento determinante essenziale dello sviluppo, la riduzione dell’impatto sull’ambiente.

Si tratta quindi di un tipo di economia che considera come principale anche l’aspetto ambientale oltre a quello prettamente economico e di profitto.

La Commissione Europea la definisce come un tipo di economia che è in grado di favorire la crescita, creando posti di lavoro e riducendo la povertà attraverso l’investimento e la salvaguardia delle risorse naturali che sono essenziali per la sopravvivenza del nostro pianeta 
Da questo si possono mettere in evidenza alcuni punti fondamentali:

  • Analisi dei danni ambientali: per analisi dei danni ambientali si intende un’analisi volta a registrare sia i danni già causati da un’azienda, ma anche quelli che potrebbe causare con il proprio modus operandi e con i propri prodotti. Questa analisi sancisce il punto di partenza per lo sviluppo di questo tipo di economia;
  • Riduzione dell’inquinamento: ovvero come si può ridurre l’impatto ambientale della propria azienda, per esempio attraverso l’uso di energie pulite o puntando ad una produzione che permetta di riciclare gli scarti prodotti;
  • Riqualificazione e modifica dell’assetto generale: ovvero, con il tempo, rendere la propria azienda sempre più green trovando soluzioni che riducano al minimo l’impatto che si ha sull’ambiente.

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La Green economy porta con sé dei vantaggi, tra cui tra i più importanti troviamo la riduzione dei costi data dal taglio delle spese su produzione e smaltimento, con questo modello si evitano gli sprechi e quindi i costi di troppo che l’azienda si trova a dover sostenere.

Troviamo anche la creazione di nuovi posti di lavoro, le aziende che passano al green si mettono in media nella condizione di poter assumere più personale, tra cui personale specializzato negli smaltimenti, consulenti ambientali e persone che siano in grado di pianificare il loro percorso verso una gestione più sostenibile.

Abbiamo infine l’aumento delle vendite legato al passaggio al green, poiché sempre più persone decidono di acquistare prodotti eco-friendly e di sostenere aziende che decidono di avvicinarsi alla Green economy, si è visto sia a livello nazionale che internazionale che le aziende che si sono impegnate nel rispetto dell’ambiente hanno avuto un aumento delle vendite e un maggior apprezzamento da parte della clientela.

Il modello della Green economy si propone come soluzione per il futuro, che permetterà a medio-lungo termine di risanare parte dei danni che le industrie infliggono ogni giorno al nostro pianeta.

Bruno Mafrici su restyling e Milano Digital Week 2021

Grazie all’evoluzione costante e repentina delle tecnologie digitali, il mondo dell’ufficio è quello che sta vivendo i cambiamenti più visibili e concreti. Connessioni più veloci, realizzazione di operazioni un tempo impossibili anche solo da pensare hanno permesso un importante cambio di passo nel mondo del lavoro. Proprio l’ambiente professionale è quello che, negli ultimi anni, ha conosciuto l’evoluzione più importante, con l’ufficio ad essere al centro di questo cambiamento. Infatti, la disposizione fisica degli spazi di lavoro si sta adattando alle nuove modalità nell’esplicare la propria attività professionale diventando, allo stesso tempo, uno stimolo per il cambiamento e per la promozione di nuove forme di interazione. Pertanto, design e architettura sono le discipline essenziali, in grado di favorire il continuo restyling degli ambienti di lavoro e dell’ufficio in particolare.

Sulla base di queste premesse, nel blog di Bruno Mafrici, imprenditore di Milano, abbiamo letto questo interessante approfondimento sul convegno, organizzato in occasione della Milano Digital Week 2021, dal tema “Workspace: Riprogettare l’ufficio di domani”, sulla scia di “2021 Progettare la Nuova Ospitalità”, che si era svolto a metà gennaio. L’intervento di diversi professionisti, ha permesso ai partecipanti di poter prendere consapevolezza della questione, tenendo in considerazione i differenti aspetti. Pertanto, sono intervenuti imprenditori, ricercatori, politici e analisti, senza dimenticare la presenza di alcuni architetti, specializzati in progettazione di uffici.

Dopo l’introduzione del tema del convegno, partendo dalla riflessione quanto mai attuale “lavoro in presenza o da remoto?”, il convegno si è intrattenuto su quello che sarà “l’ufficio di domani”, cioè “soprattutto luogo di incontro dove generare nuove idee, sicuro ed efficiente, ma anche piacevole e attrattivo, mentre il lavoro individuale potrà continuare a essere svolto da remoto”. In questa prima parte del convegno, i temi più dibattuti sono stati i seguenti: i nuovi tempi, spazi e modi di lavoro, senza però favorire l’isolamento domestico; i vantaggi economici, ambientali e in tema di sostenibilità, in relazione allo smart working; il comparto dell’arredamento, come tema centrale in grado di favorire questa evoluzione; “l’ibridazione digitale dei luoghi di lavoro e l’importanza di coniugare tecnologia, dati e insight per seguire le nuove necessità emergenti”. La seconda parte del summit online, invece, ha dato spazio agli architetti che, grazie  alla messa a punto di progetti innovativi, stanno rivoluzionando l’ambiente dell’ufficio. In questa seconda tranche, invece, i temi fondamentali sono stati: la pandemia “da difficoltà ad opportunità”, perché “se lo smart working è per ora una costrizione, in futuro sarà un vantaggio da sfruttare per aziende e lavoratori”.

Dunque, come abbiamo avuto modo di leggere sul blog di Bruno Mafrici, all’orizzonte si staglia la necessità di ripensare allo spazio dell’ufficio, in termini di efficienza ed adeguatezza; l’importanza che l’ufficio nasconde, nonostante la pandemia allontani i lavoratori da questo luogo simbolo, ma esso resta “lo spazio fisico che ha il potere di favorire incontri casuali, scambi di idee e confronti inaspettati”; un’analisi degli stili di vita attuali, in modo da progettare edifici sempre più innovativi; edifici come “social network”, di grandi dimensioni, ma “i luoghi di lavoro del futuro saranno più flessibili, avranno un’atmosfera più personale e saranno più attenti all’individuo”; la progettazione dei nuovi edifici, che dovranno promuovere la collaborazione e incoraggiare l’emersione dei nuovi talenti, perché i processi di lavoro siano più efficienti e tecnologicamente supportati al meglio. A conclusione del convegno, è stato presentato un Case History, che ha illustrato ai partecipanti un concreto progetto per la città di Milano, in grado di perseguire efficienza ed ecosostenibilità, al fine di guardare in modo nuovo al mondo della progettazione degli uffici. 

L’assunzione zinco è in grado di ripristinare i valori normali?

Lo zinco è un minerale coinvolto nel metabolismo di carboidrati, lipidi, proteine ed acidi nucleici. Nell’organismo di un individuo adulto sono presenti circa di 2 grammi di zinco, una quantità piuttosto ridotta.

Questo minerale è necessario per il funzionamento degli ormoni tra cui l’insulina, l’ormone della crescita, gli ormoni tiroidei e gli ormoni sessuali. E’ inoltre fondamentale per il benessere delle membrane cellulari e per la divisione cellulare.

L’importanza delle funzioni cui questo minerale assolve fa comprendere che qualora si andasse incontro a carenza di zinco bisognerebbe comprenderne le cause ed agire per il suo corretto ripristino. Inoltre, è necessario ricordare come lo zinco non sia uguale all’ossido di zinco. Quest’ultimo si trova nel minerale della zincite ed ha ottime proprietà antinfiammatorie.

Cause della carenza di zinco

Ciascun individuo potrebbe andare incontro ad episodi di carenza di zinco dovuti a diverse cause. Tra queste si annovera l’alcolismo cronico, responsabile del cattivo assorbimento dello zinco, dato che l’alcool ha la proprietà di liberare il fegato dallo zinco depositato, eliminandolo attraverso le urine.

La causa più comune di carenza di zinco è l’alimentazione. Ci sono alcune componenti tra cui il calcio, il ferro, il rame oppure determinati cereali crudi che hanno la capacità di portare ad un cattivo assorbimento dello zinco da parte dell’intestino.

Altri ostacoli al cattivo assorbimento dello zinco potrebbero essere i farmaci ed il fumo. I primi e in particolare quelli corticosteroidi, antidepressivi e diuretici, sono capaci di abbassare il livello di zinco in maniera determinante, mentre il fumo potrebbe portare a carenza di zinco in quanto la sigaretta produce un minerale tossico che può interferire con la capacità dell’organismo di utilizzare lo zinco.

Ripristinare i valori di zinco con l’alimentazione

Chi va incontro ad episodi di carenza di questo minerale dovrebbe lavorare sulla propria alimentazione, scegliendo cibi che sono ricchi di zinco. Prima di tutto sarebbe preferibile decidere di consumare degli alimenti naturali e biologici, dunque poco lavorati e privi di eccessive quantità di prodotti chimici.

Coronavirus: medici in ferie forzate, con lockdown a rischio indennizzo C&P: “I nostri legali a lavoro per tutelare un diritto sancito dalla Corte Suprema”

Ai medici non direttamente coinvolti nell’emergenza Covid-19, il lockdown può essergli costato tempo e denaro. “Costretti” dal datore di lavoro a prendere ferie pregresse forzate, non avranno alcun diritto all’indennizzo per “ferie non godute” riconosciuto qualche settimana fa da una sentenza della Corte Suprema. A denunciare questa situazione sono i legali di Consulcesi & Partners, secondo i quali si è venuto a creare un potenziale paradosso. “Questa situazione da un lato determina un periodo di forzoso riposo neppure equiparabile ai benefici previsti in caso di libera fruizione delle ferie e, dall’altro, viene ad incidere sul potenziale diritto di richiedere la monetizzazione per le ferie pregresse non potute godere in passato per responsabilità dell’azienda”, spiegano i legali.

 A inizio luglio la Corte di Cassazione si è pronunciata con una sentenza storica per i professionisti sanitari. A seguito dell’ordinanza n. 13613 pubblicata il 2 luglio scorso, i giudici hanno riconosciuto ai medici il rimborso economico per le ferie non godute, non per scelta del professionista, fornendo così un’interpretazione della normativa interna sempre più conforme alle direttive europee in materia. “Con questa sentenza –  commenta Consulcesi & Partners – viene riconosciuto un diritto fondamentale. Oggi, infatti, è possibile richiedere il risarcimento del pregiudizio patito dal medico ogni qual volta sia dimostrato che non abbia potuto usufruire del previsto periodo di ferie, per motivi estranei alla sua condotta e quindi imputabili all’amministrazione. Il diritto all’indennità sostitutiva potrà essere reclamato soltanto al termine del suo rapporto di lavoro, dimostrando di non averne potuto godere per motivi tutti riconducibili ad esigenze aziendali, ovvero a carenze organizzative che ne hanno impedito l’agevole fruizione”.

 L’emergenza Covid-19 rischia di vanificare questo importante risultato. Molte aziende sanitarie, infatti, hanno dovuto utilizzare lo strumento delle ferie forzate per ovviare al periodo di blocco delle attività imposto a causa della pandemia. Questo nonostante, in linea di principio, nessuna norma autorizzerebbe il datore di lavoro a collocare in ferie il lavoratore in deroga alle previsioni stabilite dai CCNL di riferimento. Il diritto irrinunciabile alle ferie è garantito dall’art. 36 co. 3 della nostra Costituzione e peraltro emerge anche nella Direttiva 2003/88/CEE, del 4 novembre 2003.

 Su questo non dovrebbero esserci deroghe. Neanche l’emergenza coronavirus può essere considerata come un’eccezione alla regola generale, nemmeno con il DPCM del 08.03.2020, il quale ha stabilito che qualora non sia possibile ricorrere al lavoro agile, le amministrazioni possono utilizzare vari strumenti per “giustificare” l’assenza, tra i quali il ricorso alle ferie pregresse. Secondo i legali di C&P, anche se è comprensibile che molte strutture sanitarie abbiamo optato per le ferie forzate per preservare lo stipendio del lavoratore, questo ha però danneggiato ulteriormente il medico nei suoi diritti “Così facendo non solo il dipendente è stato posto in riposo forzato che, è bene ricordarlo, è cosa ben diversa dalle ferie, ma rischia di veder compromesso il potenziale diritto a ottenere la monetizzazione delle ferie non godute in caso di cessazione del rapporto di lavoro”, dicono i legali. 

La questione delle ferie forzate durante il fermo per Covid-19 è controversa e C&P sta analizzando la situazione per poter essere sempre al fianco dei medici e sostenerli nell’esercizio della loro professione. Per ottenere più informazioni è possibile rivolgersi a Consulcesi & Partners che risponde al numero verde 800.122.777 o sul sito www.consulcesiandpartners.it.

Ufficio stampa Consulcesi Cell: 380 46 48 501

GOSSIP OGGI: Pedro Pascal col “baby” di Mandalurian – Lodovica Mairè Rogati ha il fidanzato? – A Roma Luis Molteni – CONTINUA A LEGGERE !

Pedro Pascal Gossip Fidanzato di Lodovica Mairè Rogati ???

Ci segnalano i colleghi del blog di cinema le nuove foto di Lodovica Mairè Rogati al circolo tennis di Roma insieme all’attore Luis Molteni: “Di recente – si legge nel blog abbiamo avvistato Luis Molteni insieme alla collega attrice Lodovica Mairè Rogati presso un prestigioso circolo tennis di Roma!” Anche se no ricordate avevamo parlato della giovane attrice romana di origini britanniche attraverso questo link: Lodovica Mairè Rogati Fidanzato . “Tra Lodovica e Luis – si legge nell’articolo -c’è una sincera amicizia e, per il momento, pare, non ci sono indiscrezioni in merito ad un eventuale sodalizio professionale anche se nel campo dello spettacolo…mai dire mai!” I due avevano già recitato insieme nella seconda stagione del Commissario Manara in onda nel 2010 su Raiuno!

SI MA… PEDRO PASCAL ?? L’attore (si vocifera ancora sia il fidanzato di Lodovica Rogati?) al momento impegnato con l’Emmy di Ludwig Goransson anche se, per lui, l’impegno più grande è con la seconda stagione di The Mandalorian: “adoro il mio Baby Yoda” ha dichiarato in una recente intervista su Cinematographe.it

Dallo spot ai migliori avvocati immigrazionisti di Roma

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MESSAGGIO PROMOZIONALE!

Per dare una sferzata di energia in più al rientro in ufficio, SanTHÈ Sant’Anna ha la riposta giusta. Con originali gusti che uniscono le benefiche virtù della frutta alle proprietà energizzanti e purificanti del tè, Sant’Anna propone i gusti benessere di SanTHÈ, bevande dissetanti e a ridotto contenuto calorico, preziosi alleati per chi ama prendersi cura di sé e rendere speciale ogni momento del giorno, al lavoro o nel tempo libero. SanTHÈ Sant’Anna Zenzero e Limone – novità sfiziosa che esalta il gusto del volersi bene e unisce al gusto tutta la leggerezza Sant’Anna. Lo zenzero e il limone sono due ingredienti considerati rimedi naturali: le tradizioni orientali dicono che assunti insieme gli effetti benefici aumentino, rendendo questo binomio una bevanda buona e ricca di proprietà per la salute. SanTHÈ Sant’Anna Melograno – preparato con vero infuso di thè verde in Acqua Sant’Anna conquisterà chi ama prendersi cura di sé senza rinunciare al piacere. In aggiunta, il melograno dalla numerose proprietà benefiche: con i suoi chicchi color rubino e il gusto dolce di origine mediorientale è molto apprezzato nel campo della medicina naturale, soprattutto unito alle proprietà del thè verde. Melograno e Limone-Zenzero sono gli imperdibili gusti della gamma SanTHÈ Sant’Anna che risponde all’esigenza di benessere del consumatore moderno e dinamico, offrendogli una bevanda naturalissima: il tè è prodotto con il metodo tradizionale dell’infusione, in acqua Sant’Anna. Sono bevande naturali, senza glutine, senza conservanti o coloranti.

FINE DEL MESSAGGIO PROMOZIONALE!

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Sviluppare un sito web con Shopify

Hai intenzione di aprire uno shop online ma non sai da dove incominciare? E soprattutto, non conosci i linguaggi di programmazione né le piattaforme per l’e-commerce attualmente esistenti? Niente paura, oggi vogliamo proporti come sviluppare un sito web con Shopify, una piattaforma per il commercio su internet tra le più sicure e performanti, in grado di aiutarti ad espandere il tuo business. Innanzitutto occorre chiarire una cosa: nonostante Shopify sia una piattaforma intuitiva e dall’aspetto professionale, se non vi sentite preparati tecnicamente per la realizzazione di un e-commerce forse è meglio rivolgersi ad un programmatore Shopify o ad una software house. Ciò detto, già scrivevamo sul blog di Giovanni De Pierro, iniziamo a vedere come funziona la piattaforma per creare negozio elettronico. Il grande vantaggio di usare Shopify è innanzitutto nel fatto che non dovrete spendere per una piattaforma proprietaria e, almeno per il suo funzionamento base, non è necessario possedere delle grandi doti di programmatore. Recandosi sul sito Shopify infatti, tutto ciò che dovrete fare è iscriversi e , una volta dentro, accedere alle scelte che dovranno andare a comporre il vostro e-commerce. Ciò che vi verrà chiesto è: inserire tutti i dati fondamentali dello shop online, scegliere il tema grafico, inserire i prodotti da esporre nella vetrina virtuale corredati di descrizioni dettagliate e prezzi e infine specificare le modalità di pagamento e di spedizione. Sarà poi Shopify stesso ad occuparsi della gestione del carrello e della pagina dei checkout per gli acquisti. Fino ad ora sempre tutto facile, e in effetti lo è. Sviluppare un sito web con Shopify di per sé è semplice, ma se desideri avere un e-commerce molto più performanti e dall’aspetto professionale, dovrai comunque rivolgerti ad un programmatore scoppiai o ad una web agency che si occupa di promuovere i tuoi prodotti su internet. Questo perché questa piattaforma sfrutta il linguaggio CMS, che include numerosissimi plugin Shopify a pagamento in grado di potenziare notevolmente le funzionalità del tuo sito e di conseguenza aiutarti ad espandere ulteriormente le tue vendite. Le software house solitamente, oltre ad avere programmatori Shopify esperti e preparati, conosce a menadito tutte le funzionalità della piattaforma e il suo linguaggio, così da velocizzare di molto la realizzazione di un e-commerce efficiente e altamente performance. Infine c’è da sottolineare che Shopify mette a disposizione anche la propria app e quindi rende ulteriormente accessibile la piattaforma di gestione e il tuo shop online anche su smartphone e in generale dispositivi portatili. 

Il Cuore Africano di Lodovica

LODOVICA MAIRE ROGATI 22

Abbiamo incontrato l’attrice ed attivista Lodovica Mairè Rogati appena rientrata in Italia dopo un lungo periodo passato in Africa. Dopo aver vissuto gran parte della sua vita nel continente nero, Lodovica Mairè Rogati, appena finito il suo ultimo progetto cinematografico, è tornata nella terra da lei più amata per superare un grave lutto che l’ha colpita.

Lodovica come ti senti ora che sei tornata in Italia?

In realtà io non vivo più fissa in Italia da molto tempo. Sono rientrata per motivi personali ma vivere a Roma non fa per me. Milano è tappa fissa per lavoro ma non amo stare in questo Paese, le motivazioni sono svariate.

Cosa è significata per te questa lunga esperienza africana?

L’Africa non è una novità per me. Si sa ormai che è la mia seconda casa. È nel mio cuore da sempre. Questa volta peró è stato diverso. Non voglio parlare del mio privato, non l’ho mai fatto e non inizieró ora. Posso di certo confermare che è stato il periodo più intenso, solitario, faticoso e doloroso della mia vita. Sono stati due anni terribili che mi hanno cambiata per sempre.

Esattamente dove ti trovavi in Africa e come passavi le tue giornate?

La maggior parte del tempo sono stata in Zimbabwe, lungo la linea di confine in zone di bracconaggio. Ero lì per salvare gli animali e, grazie a loro, per salvare me stessa. Ho vissuto all’interno di Santuari che lavorano duramente per curare animali feriti, salvati o rimasti orfani con lo scopo di reintrodurli in natura nel loro habitat.

Col passare degli anni l’uomo sembra essere più attento alla salvaguardia degli animali. Sei d’accordo?

Non è sempre così. Molte persone difendono gli animali perché spinti da un amore sincero ma purtroppo la maggior parte delle persone, soprattutto in realtà come quella africana, prendono e curano gli animali solamente per scopi economici costringendoli a vivere in ambienti a loro non adatti. Chi desidera davvero contribuire alla protezione di specie in via di estinzione e alla tutela di creature ferite deve scegliere con estrema attenzione il luogo dove recarsi e con chi collaborare. I cosiddetti “parchi” sono a tutti gli effetti degli zoo. In Sudafrica soprattutto questo tipo di turismo ne rappresenta il 90%. Qui è legale vendere qualunque tipo di animale e così i proprietari di queste aree private camuffate a Riserve comprano animali selvatici e li privano della loro vita e della loro libertà tenendoli in spazi che nulla hanno a che vedere con la loro natura.

Quindi non sei d’accordo con le immagini che vediamo di cuccioli di leone che vengono allattati dai turisti?

Già la parola “turista” mi urta. Per scoprire il Mondo con rispetto bisogna essere dei “viaggiatori”. Comunque no, non approvo quel tipo di interazione con animali selvatici perchè purtroppo, come ho appena spiegato, dietro si cela la detenzione dell’animale. Si contano su una mano i luoghi dove si possono davvero curare creature selvatiche rispettandone la loro natura e, soprattutto, ci vuole molto tempo per poterlo fare. Non si va in un Santuario per coccolare i leoni il giorno dopo. Bisogna essere dei volontari, lavorare sodo, svegliarsi prima dell’alba, pulire, nutrire, medicare e, prima di ogni altra cosa, avere una pazienza infinita! L’animale, qualunque esso sia, deve potersi fidare di te, conoscerti, dimostrarti di aver accettato la tua presenza proprio perchè si tratta di una interazione contro-natura. Il leone non deve abituarsi all’uomo, sarebbe la sua fine!

È ció che hai fatto tu?

Esatto. È stata l’esperienza più ricca della mia vita ma anche la più faticosa, fisicamente e psicologicamente. Ho passato giorni, settimane, mesi a conquistarmi la fiducia di animali selvatici pericolosi, forti e terrorizzati ma anche quella di piccole creature impaurite vittime della crudeltà dell’uomo!

Gli animali non sono oggetti ed il loro benessere deve sempre restare la priorità!

Andarmene dal Zimbabwe è stato insopportabile ed è per questo che presto ripartiró.

credits: Lodovica Mairè Rogati

CONTINUA A LEGGERE: Rassegna stampa – Lodovica Mairè Rogati – Ultime notizie TAG: cinema italiano, attrice, sceneggiatrice

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Centri per l’impiego in Italia: un interessante approfondimento preso dal blog dell’Avvocato Iacopo Maria Pitorri di Roma, in merito alle ultime stime diffuse dall’ANPAL. Tuttavia, le ultime stime diffuse dall’Agenzia Politiche Attive Lavoro (ANPAL) affermano come il 4% dei beneficiari del reddito abbiano ottenuto un contratto di lavoro, all’incirca 28000 persone. Inoltre, 420000 persone hanno ricevuto una chiamata presso i centri per l’impiego presenti nelle varie regioni per intraprendere il percorso di ricerca del lavoro; il 78% ha risposto affermativamente alla convocazione, presentandosi al centro dell’impiego di riferimento. Inoltre, oltre 220000 persone hanno sottoscritto il patto di servizio, lo strumento usato nei centri per l’impiego per ufficializzare un accordo con disoccupati e occupati sul progetto personale da portare avanti, che prevede due alternative: un supporto all’inserimento nel contesto lavorativo oppure la partecipazione ad un percorso formativo. La situazione al Sud è più complicata, dove si registra un elevato numero di beneficiari, il 61%. L’Alleanza contro la povertà, un’associazione di soggetti sociali uniti per contribuire alla realizzazione di efficaci politiche pubbliche contro l’indigenza nel nostro paese, non manca di dire la sua a riguardo. Infatti l’Alleanza sottolinea come il reddito non favorisca il decollo delle politiche per l’inclusione, danneggi minori e stranieri. Proprio per questo motivo fanno presente  che sarebbe opportuno tornare all’Eredità del Reddito d’Inclusione (Rei). Infatti, secondo l’Alleanza, il Rei comportava spese ridotte (poco più di 2 miliardi di euro a fronte degli 8 previsti per il reddito di cittadinanza) ed in 15 mesi era riuscito ad intercettare il 28% delle famiglie che versavano nell’indigenza più assoluta. Casi peraltro già noti ai servizi sociali. 

Un ulteriore colpo al reddito di cittadinanza giunge da Soggetto Giuridico che, a tal proposito, si esprime così: ”Il reddito di cittadinanza può offrire un sostegno momentaneo alle classi meno abbienti, ma resta nella sua essenza una forma di assistenzialismo. Così come è congegnata, la misura è infatti inadeguata ad avviare un ciclo virtuoso di creazione di nuovi posti di lavoro. Nella migliore delle ipotesi questa forma di reddito è in grado di alleviare i sintomi della crescente povertà, non certo le sue cause di fondo”. Dunque, anche Soggetto Giuridico condivide la posizione del Fondo Monetario Italiano e ritiene sia importante attivare politiche di lavoro finalizzate alla creazione di nuove opportunità professionali, che siano stabili nel tempo. E, al fine di perseguire questo obiettivo, il Soggetto Giuridico pensa sia necessario sottoporre a riqualificazione professionale chi è in cerca di lavoro e incoraggiare le assunzioni da parte delle aziende, che dovrebbero godere di agevolazioni fiscali non solo in caso di reclutamento di risorse umane giovani. Tuttavia, il Soggetto Giuridico non dimentica il ruolo dello Stato, che deve impegnarsi, senza sosta, per la tutela dei lavoratori. E, conclude, affermando che un’adeguata politica del lavoro dovrebbe declinarsi in modo più strutturato ed organizzato, rispetto a quanto previsto dal reddito di cittadinanza. Che, peraltro, comporta costi eccessivi, non corrispondenti ai benefici promessi. E un adeguato rilancio delle politiche occupazionali potrà verificarsi solo al realizzarsi di un’adeguata sinergia tra Stato, aziende e lavoratori. Sinergia che deve avere come obiettivo risultati a medio e lungo termine, al di là di quelli raggiungibili nell’immediato.

 

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Blog Avvocato Iacopo Maria Pitorri Roma ultime condivisioni: (continua a leggere) ……. All’interno del suo documento, S&D lancia un ammonimento all’India sulla questione degli “obblighi internazionali”, in rispetto ai contenuti previsti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, dalla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici e dalla Costituzione dell’India. Infatti, si è evidenziato come l’India avesse inserito particolari requisiti religiosi per la realizzazione delle pratiche di naturalizzazione e per i rifugiati. Inoltre, si sottolinea il diritto di tutti i migranti, a prescindere dalla loro natura migratoria, a vedere rispettati e protetti i loro diritti umani, considerati naturalmente fondamentali e inviolabili.  Infine, si fa presente che i rappresentanti UE e degli Stati Membri in India possano introdurre i temi delle discriminazioni delle minoranze etniche e religiose nei momenti di confronto che si realizzeranno con le autorità indiane.

 

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